Giovedì, Gennaio 31, 2008
Los Angeles 92 - no justice, no peace - violent revolt
L'ANTECEDENTE
UN PO' DI STORIA
La trasformazione del Dipartimento di polizia di Los Angeles in un corpo paramilitare ha inizio negli anni '50, a opera di William Paker, legato agli ambienti dell'estrema destra, il quale, appena insediato a capo della polizia, diede corso a un radicale processo di militarizzazione del Lapd (Division internal affairs della polizia), trasformandolo da accozzaglia di poliziotti corrotti e ubriaconi in un moderno e super efficiente burocratico apparato poliziesco, in grado di controllare l'intero territorio metropolitano in qualsiasi momento. Parker indicava nel comunismo, nella decadenza morale e nelle minoranze di colore i tre maggiori pericoli per gli USA, per giustificare la sua politica nazistoide e razzista riguardo l'ordine pubblico della metropoli. Dopo la rivolta di Watts del '65, Parker e il suo vice Gates, crearono il famigerato corpo speciale Swat (Special weapons and tactical teams), che era formato da squadre armate e super addestrate con compiti di controguerriglia urbana. Queste erano composte da cinque uomini reclutati tra i veterani dell'esercito. In sostanza queste squadre hanno fatto da modello a quelle squadre speciali oggi operanti in ogni polizia del mondo. Gli Swat nacquero con il pretesto che alla base dei disordini nel ghetto di Watts, opinione di Parker e Gates, non vi erano cause sociali ad averli alimentati, ma esclusivamente gruppi fortemente armati, strutturati in vista di scontri violenti contro la polizia. L'attuale sviluppo della strategia militare e poliziesca seguita dal Dipartimento di polizia di Los Angeles proviene da questo fatto. È quindi da molti anni prima che incominciasse la lotta contro i narcotrafficanti e le attuali bande giovanili che la polizia e' armata ed equipaggiata in questo senso, ed e' all'avanguardia rispetto alle altre polizie metropolitane operanti negli altri States.
LA GUERRA CONTRO I LATINOS E I NERI
È dai tempi delle black panthers che la polizia di Los Angeles impartisce ai propri agenti, che vengono reclutati nei sobborghi lontani dalle metropoli, un addestramento psicologico alla guerra e all'odio sfrenato contro latinos e neri, per cui la violenza contro gli abitanti dei ghetti e' la norma, una prassi comportamentale quotidiana. Cosi', in vista di una guerra senza quartiere, nei sotterranei della centrale di polizia di Los Angeles e' stato creato un ultrasofisticato centro di comunicazione, che non ha nulla da invidiare al Dipartimento della sicurezza delle Forze Armate Statunitensi. Questo centro di comunicazione, specchio del controllo sociale informatizzato, rende bene l'immagine di quella che sara' la modernissima polizia telematica nella societa' tecnologizzata americana. Infatti, in questo modo la polizia sa minuto per minuto, ventiquattr'ore su ventiquattro, quel che accade in ogni punto della metropoli, in quanto nella sala di comando si sa sempre dove si trova ogni unita' operativa, sia che si tratti di un'auto di pattuglia o di un elicottero di ricognizione. Gli elicotteri in dotazione alla polizia sono quanto di meglio offra la tecnologia in questo campo: sono muniti di visori a raggi infrarossi e di proiettori che emettono un fascio potentissimo di luce capace di illuminare a giorno la zona inquadrata. Si tratta degli ultrasofisticati modelli Aereospatiale e dei famosi del Jet Rangers, impiegati dalle truppe americane in Salvador. Per capire l'importanza ricoperta da questi mezzi nel piano gestione/amministrazione dell'ordine pubblico ad opera della polizia, basti pensare che nell'aprile dell'88, in una sola notte, con l'ausilio di questi mezzi furono arrestati quasi 1500 teen agers, nella zona di South Central, che si estende dal centro civico al porto attraverso Watts e Compton. L'anno scorso i rastrellamenti di questo tipo portarono al fermo di oltre 50.000 persone. I computer della LAPD non servono solo a registrare omicidi, rapine, stupri, o a far si che i poliziotti appaiano infaticabili nel trascinare davanti ai giudici sempre piu' frustrati e annoiati, torme di teen agers sospettati di appartenere a qualche gang, o a perseguire gli automobilisti passati col rosso al semaforo, ma soprattutto a schedare chiunque e' sospettato di attivita' sovversiva. Per tutti gli anni '80 questa sinistra attivita' di schedatura la svolse la dissolta pubblic disorder & intelligence division, che ha compilato migliaia e migliaia di dossier, soprattutto inerenti chi aiutava i rifugiati salvadoregni e guatemaltechi a sfuggire agli squadroni della morte. Da questo quadro kafkiano del sospetto instaurato da questi anonimi agenti spia dislocati ovunque nella metropoli non sono sfuggiti neppure tutti i membri del Consiglio comunale, rei di aver criticato i sempre piu' cospicui finanziamenti stanziati per la polizia. Si racconta a mo' di barzelletta che i suddetti dossier siano stati distrutti, questo perche' sulle cenere della suddetta divisione ne e' nata un'altra, simile, ma a quanto pare molto piu' efficiente ed esperta di quella precedente: la Antiterrorismo Division. Il Dipartimento di polizia di Los Angeles aggiorna in continuazione i dossier su 30.000 presunti appartenenti a gang giovanili criminali. I poliziotti agiscono con mentalita' da setta, considerando tutti gli abitanti dei ghetti dei potenziali criminali, su questo punto la valutazione della popolazione nei loro confronti e' identica in quanto li considerano una confraternita legalizzata di criminali in divisa. In sostanza per gli agenti del Dipartimento di polizia di Los Angeles non ci sono che due categorie di cittadini: da un lato quelli da proteggere con ogni mezzo, vale a dire la creme privilegiata che abita nei quartieri extra lussuosi e ultra-avveniristici come Beverly Hills, e dall'altro solo sospetti da arrestare e incriminare, nell'ambito di una sfrenata caccia alle Streghe dove la conclamata guerra al crimine o al narcotraffico e' unicamente una guerra senza quartiere, condotta contro i poveri, dato che a che farne le spese quotidianamente sono gli abitanti dei ghetti latinos e neri.
DALLA BEFFA ALLA RIVOLTA
A Los Angeles, il 2 marzo '92, si e' aperto il processo contro i quattro agenti bianchi (Stacey Koon, Laurence Powell, Theodore Briseno e Timoty Wind) responsabili del brutale pestaggio che porto' il giovane nero Rodney King all'ospedale con una gamba spezzata, la mascella fratturata e contusioni varie. Sede del processo il sobborgo di Venture County, dove vive una comunita' di bianchi, molti dei quali poliziotti, con una giuria popolare composta da 10 bianchi, un asiatico e un ispanico e nessun nero. Dopo quasi due mesi di lavori, il processo si e' concluso mercoledi' sera 29 aprile, con l'emissione di un verdetto che ha assolto i quattro poliziotti da tutti i reati (violenza e rapporto falso). Solo uno dei quattro, Powell, tornera' sul banco degli imputati il 15 maggio '92, per rispondere di eccessivo uso della forza. Questa sentenza e' suonata come un'atroce beffa razzista nei confronti della popolazione nera di Los Angeles, la quale ha dato cosi' corso all'esplosione della propria rabbia sfociata nella rivolta aperta e violenta contro il dilagante razzismo poliziesco e le allucinanti condizioni di miseria e invivibilita' presenti nel ghetto. Per quattro giorni gli abitanti dei ghetti di Los Angeles hanno trasformato in un immenso campo di battaglia intere aree della metropoli, dando luogo ad incendi, saccheggi, sparatorie e distruzioni varie. Epicentro della rivolta e' stato South Central, dove all'angolo di florence e Normandie Boulevard, nel cuore di un quartiere devastato dalla poverta', dalla disoccupazione, dal crimine e dalla violenza quale unica forma di sopravvivenza, le gang giovanili, gruppi di giovani neri, hanno iniziato a tirare sassi ed estrarre dalle loro lussuose macchine i bianchi. Da questi primi disordini, si e' passati, col generalizzzarsi della situazione, ad altre forme di contestazione violenta, assaltando, saccheggiando e incendiando da ogni struttura commerciale, fino alla istituzioni divenute un obiettivo da distruggere.
LA RIVOLTA SI ESTENDE
Sull'onda di tutto quello che trasmettevano in diretta i vari network televisivi su quanto andava accadendo a Los Angeles, la rivolta si e' praticamente estesa a tutte le principali metropoli degli States. A New York, la grande paura, ha fatto si che tutti i negozi, gli uffici, e i grandi magazzini venissero chiusi come misura precauzionale per evitare possibili danni, il tutto giustificato con la motivazione di voler permettere ai propri dipendenti di porsi al sicuro tra le robuste e confortevoli pareti domestiche. Vi sono state manifestazioni spontanee di latinos, bianchi e neri, abitanti nei ghetti a Brooklin e in Times Square, nel corso delle quali vennero distrutte parecchie vetrine e automobili. Nella tarda serata di venerdi', ci sono stati scontri violenti ed Est Village tra giovani ribelli e forze di polizia, e vennero tratti in arresto 70 dimostranti. Ad Atlanta, i giovani neri, quasi contemporaneamente a quanto accadeva a Los Angeles, diedero corso a violentissimi scontri contro la polizia. Vi furono manifestazioni studentesche anch'esse disperse dalle squadre di polizia antisommossa. Bilancio: 200 arresti. San Francisco venne dichiarata dalle forze dell'ordine in stato d'assedio. Manifestazioni, scontri, arresti e saccheggi si verificarono anche a Philadelphia, Baltimora, Seattle, Omama e nel Wisconsin. A Las Vegas, nel corso dei disordini sono rimaste uccise tre persone. A Los Angeles, il bilancio dei quattro giorni di rivolta e' pesantissimo, data l'infame opera di macelleria repressiva condotta congiuntamente da Polizia, Guardia Nazionale, FBI e Truppe Federali che hanno formato un esercito di 20.000 unita' tra cui 4.500 militari anti-sommossa.
COSA C'È DIETRO?
Nessuno ha parlato del futuro dei giovani abitanti nei ghetti metropolitani, il perche' e' semplice: non c'e' nessun futuro. Il sogno americano dell'integrazione razziale e' bruciato proprio la dove 27 anni prima era partito. Los Angeles, infatti, e' stata teatro della prima grande rivolta contro la discriminazione razziale: quella di Watts del '65 e divenne il simbolo della collera e del riscatto per tutta la popolazione afro-americana. Questa rivolta scoppiata nel ghetto nero di Watts da cui prese poi il nome, imperverso' per 6 giorni e fu incontrollabile. I macellai della Guardia Nazionale, come e' accaduto per quest'ultima rivolta, fecero allora un'autentica carneficina con migliaia e migliaia di arresti, i feriti furono a centinaia, i giovani ribelli afro-americani uccisi 34 e i danni alle strutture commerciali e pubbliche risultarono anche in quella occasione incalcolabili. In quel periodo seguirono poi la rivolta di Tampa, Dayton, Atlanta, Cincinnati, Washington, fino all'altra grande rivolta di Detroyt del '67, il cui bilancio fu piu' grave di quello di Watts: i morti furono 44. In mezzo ci sono : la rivolta di Boston , nata nel quartiere nero di Roxbury ed estesasi fino al centro della citta', in tale occasione la polizia apri' il fuoco sulla folla, i feriti furono 70; la rivolta di Newark, nel New Jersey e quella di Harlem, il quartiere nero di New York. Questi erano gli anni del grande risveglio nero, delle marce pacifiste per i diritti civili di Martin Luther King, ma anche dello svilupparsi del BRUCIA RAGAZZO BRUCIA, del movimento di Rap Brown e di Stokeley Carmichal, che considerava l'uso della violenza insurrezionale indispensabile allo sviluppo rivoluzionario del movimento di liberazione afro-americano. Nel '68 la grande ondata di rivolta sembra cessata, sono i primi effetti della politica progressista dei democratici, basata sull'integrazione, sul rispetto delle leggi legate ai diritti civili e la guerra alla poverta'. Il disarmo della rivolta violenta, opera del movimento pacifista sorto attorno alla guerra del Vietnam, che incanala la protesta sugli innocui binari della legalita' e cio' che consentono le autorita', non crea alcun problema all'amministrazione americana. L'assassinio di Martin Luther King scatena di nuovo, un po' dappertutto, la rivolta di piazza con relative violenze, incendi, saccheggi e morti. La parte del paese piu' conservatrice e reazionaria e' frustrata, in quanto l'esercito americano lascia il Vietnam sconfitto. Trova la sua rivincita con l'insediamento alla Casa Bianca del repubblicano Ronald Reagan che, in breve tempo, smantella l'apparato di assistenza sociale pubblica ai poveri e trasforma la guerra alla poverta' in una guerra contro i poveri. E il silenzio imposto alla protesta e' contornato dal terrore armato delle forze di polizia, mobilitate ovunque permanentemente per stroncare sul nascere ogni accenno di rivolta. Vi sono in questo periodo azioni e reazioni che permangono, pero' sempre circoscritte. I tempi dei Kennedy, dei Lyndon Jonson e dei Martin Luther King sono ormai distanti anni luce. Con l'avvento di Bush si ripropone il modello politico gestionale-amministrativo della parte peggiore e piu' reazionaria del Paese in quanto lo sfrenato liberalismo riapre tutte le porte alla piu' sordida e strisciante discriminazione razziale, quella in guanti bianchi che passa per la disoccupazione, il peggioramento generalizzato di tutte le condizioni sociali vissute nei ghetti dalle fasce piu' deboli ed emarginate del proletariato statunitense, mentre accresce la ricchezza delle fasce piu' abbienti, in sostanza va accentuandosi sempre piu' il divario tra poverta' e ricchezza, i poveri sempre piu' poveri e i ricchi sempre piu' ricchi. Questa rivolta ha messo in luce il volto cinico e spietato della societa' tecnologica e multirazziale americana, pervasa in ogni suo anfratto di razzismo e violenza legalizzata che colpisce in particolare i giovani abitanti dei ghetti. Per loro non vi e' futuro se non nella rivolta armata e violenta contro questo stato di cose. La sola speranza di un cambiamento radicale e' quindi racchiusa in quel BRUCIA, RAGAZZO, BRUCIA senza aspettarti nulla dal potere!
tratto dalla rivista "l'Ammutinamento del pensiero"