Mercoledì, Novembre 14, 2007

raccolta di citazioni sul g8

CITAZIONI

 


Esci di casa e trovi un carabiniere che ti chiede un documento. Giri l’angolo per andare dal lattaio, e scopri che la strada è stata bloccata da una grata di ferro. Percorri dieci metri e un altro carabiniere ti chiede i documenti. Vuoi prendere l’auto che hai lasciato parcheggiata sull’altro lato della strada ma adesso c’è un muro e ti tocca camminare per almeno due chilometri. Torni indietro, e un poliziotto ti chiede un documento. Bevi un caffè, esci dal bar, ti allacci una scarpa e un finanziere ti chiede un documento. Stai per rientrare a casa e un poliziotto ti blocca perché il documento che la Questura ti ha rilasciato era sbagliato: «Mi spiace ma la devo accompagnare fuori dalla zona rossa». Sacramenti e un carabiniere ti chiede un documento. Hai convinto il poliziotto e il carabiniere che abiti davvero in zona rossa, stai finalmente per ritornare a casa e un finanziere ti chiede un documento: «Mi spiace, la devo riaccompagnare fuori»...

La Stampa, 19 Luglio 2001


A Genova verranno impiegati 2.700 militari, io in Libano ne avevo 2.300.

Gen. Angioni, capo del contingente militare in Libano

  


 

Lo conoscevamo poco, qualche volta lo incontravamo al bar Asinelli. Era un punkabbestia, uno di quelli che non hanno lavoro ma portano tanti orecchini, uno che vuole entrare senza pagare, uno che la gente perbene chiama parassita. Gli faceva schifo il mondo e non aveva niente a che fare con noi dei centri sociali, diceva che eravamo troppo disciplinati.

Matteo Jade, leader delle tute bianche genovesi, diretta radiofonica 20/07/01


 

  

Si è trattato di una violenza cieca e senza obiettivi prevedibili, così da rendere oggettivamente impraticabili quelle misure di prevenzione che in altre circostanze sono servite ad anticipare e scongiurare attacchi finalizzati ad una strategia intellegibile. Che cosa proteggere nella città se il black bloc ha avuto la forza e l’ardire di attaccare le carceri e le caserme delle forze dell’ordine?

Ansoino Andreassi, ex-vicecapo della Polizia, Audizione di fronte alla commissione parlamentare, 28 agosto 2001

 

Ogni volta che, su indicazione dei cittadini, cercavamo di fronteggiarli, loro si erano già spostati con le classiche azioni di guerriglia; molte volte non siamo potuti intervenire per bloccarli perché loro, che conoscevano bene la città, si mettevano in posizione tale da non farsi raggiungere: non potevamo scendere da monte, né muoverci dai lati per la presenza del corteo e della massa dei manifestanti. Perciò, non potevamo entrare per fronteggiare i black bloc, che, nel frattempo, avevano già cambiato obiettivo.

Francesco Colucci, ex-questore di Genova, Audizione di fronte alla commissione parlamentare, 28 agosto 2001

 

Ancora oggi chi ha partecipato alle giornate di Genova si domanda (e l’elenco ancora non è completo): 1. chi abbia deciso l’impiego, e con quali ordini di servizio, degli agenti infiltrati nel movimento (carabinieri, ma anche agenti stranieri) che hanno anche svolto funzioni di agenti provocatori. 2. come mai siano stati lasciati liberi di operare gruppi ben individuabili e circoscrivibili di cosiddetti black bloc sia il 20 che il 21 luglio, spesso a poche centinaia se non decine di metri da presidi importanti e obiettivi delicatissimi [...] e quali azioni di prevenzione si siano fatte nei loro confronti o indagini nell’ambiente neonazista e neofascista o nei gruppi ultras delle tifoserie del calcio. [...]

da "Genova - Il libro bianco" ed. l’Unità, Liberazione, il manifesto, manifestolibri, Carta

  

Le chiedo, invece, di farci sapere qualche cosa di più, di farci sapere, cioè, qual è quella zona grigia, a metà tra il nero dei black bloc e il bianco dei pacifisti con i rosari, non identificabili perché vestiti di nero, ma riconoscibili da altro tipo di travisamento, in quanto a me pare di aver visto un altro film rispetto a quello che ci è stato raccontato da altro settore di questa aula. Ho visto riprese ed immagini, ho visto gente a torso nudo con kefiah, persone vestite con magliette disparate, gente invece travisata con caschi da motociclista, uomini sotto i passamontagna, persone con bardature di diverso tipo che, evidentemente, avevano indossato perché non avevano intenzione di partecipare pacificamente a quel tipo di manifestazioni.

Roberto Menia, parlamentare

Lei però mi sta chiedendo se abbia delle informazione sui black bloc quando gli otto servizi segreti più potenti del mondo, con tutte le informative che possono avere e con i blocchi alle frontiere, sono riusciti a far sì che arrivassero tutti questi gruppi violenti nel centro di Genova, lasciandoli liberamente «scorrazzare». Lei capisce che è come chiedermi perché non si sia riusciti noi stessi a fermare i black bloc dopo che il 21 luglio aveva telefonato il dottor Mortola [capo della digos genovese]. Noi in quella circostanza siamo stati chiarissimi, invitandolo ad agire, in quanto sia egli sia le forze di polizia avevano l’autorità e gli strumenti per farlo, mentre noi non avevamo né l’uno né gli altri.

Vittorio Agnoletto, Audizione di fronte alla commissione parlamentare, 6 settembre 2001

 

Il Capo della Polizia ci ha detto che avrebbero trattato bene i buoni e male i cattivi, affermando che il livello di repressione sarebbe stato correlato alle misure adottate: quindi, se uno avesse tentato di passare la linea rossa senza strumenti di offesa, ci sarebbe stato un certo livello di risposta. Il problema è che è successo altro!

Vittorio Agnoletto, Audizione di fronte alla commissione parlamentare, 6 settembre 2001

 

Il Genoa social forum – del quale faccio parte – ha interloquito con voi e ha garantito per se stesso e per le proprie scelte. Naturalmente nessun individuo del nostro gruppo può pensare di attrezzarsi per organizzare servizi d’ordine, ancor più perché il GSF è composto da gente pacifica. Tuttavia, sul terreno della prevenzione, avremmo voluto che venissero impediti arrivi. In questo senso, l’unico risultato ottenuto è stato quello di impedire le manifestazioni a centocinquanta persone di una nave greca, le quali sono state rispedite al mittente.»

Graziella Mascia, parlamentare

Nella tarda mattinata, il capo della DIGOS genovese, Spartaco Mortola, telefona a Massimiliano Morettini, uno dei coordinatori del Genoa social forum, per avvertirlo che nella piazza ci sono dei gruppi di black bloc che vogliono accodarsi in fondo al corteo, chiedendo al Genoa social forum di non farli inserire. Il coordinatore, Massimiliano Morettini, esprime contrarietà al fatto che la Digos non intervenga a bloccare i black bloc, sapendo che ci sono e che sono dietro al corteo e invita le forze dell’ordine a muoversi per prevenire l’aggancio dei black bloc al corteo. Infatti, noi, avendo parlato di iniziative pacifiche, eravamo con le mani alzate, mentre quelli erano armati e di certo, per definizione, questo compito non spettava a noi, ma a loro. Nonostante questa richiesta non succede assolutamente nulla.

Vittorio Agnoletto, Audizione di fronte alla commissione parlamentare, 6 settembre 2001

 

Genova con il suo schieramento di quasi sedicimila uomini è il vero test per il mega apparato messo in campo dal Viminale. Un apparato che potrà contare anche sul sistema di satelliti spia Usa che terrà sotto controllo Genova per tutta la durata del vertice. E a proposito di spie, già da giorni sono arrivati in città gli agenti dei Servizi segreti del Sisde ma soprattutto quelli americani e inglesi. E Genova per le forze di polizia sarà anche terreno di prova per nuove tecniche e nuovi "strumenti" di dissuasione. Scudi in plexiglas più piccoli dei soliti, elmetti in materiale più resistente, manganelli in gomma dura, giubbotti anti-strappo.

Guido Alfieri, Il Messaggero, 19 luglio 2001

 

Tenuto, altresì, conto della consistenza numerica della popolazione residente nell’area protetta e della insistenza in quel territorio di una zona di per sé a rischio come i carrugi, all’interno della "zona rossa" era stato previsto un servizio di controllo nei giorni antecedenti e in quelli dello svolgimento dei lavori del vertice, coordinato dal direttore del servizio centrale operativo e finalizzato ad individuare le possibili insidie a persone e/o cose, oltre che naturalmente alla popolazione residente. Si è reso pertanto indispensabile un notevole impiego di qualificate risorse della polizia giudiziaria, proprio in ragione della specifica attività da svolgere, che è consistita soprattutto in perquisizioni, ispezioni e ricognizioni, protrattesi per molti giorni, sia prima sia dopo la recinzione dell’area. È stata proprio tale attività preventiva che ha consentito di garantire un’elevata protezione: in particolare, sono state eseguite 92 perquisizioni domiciliari e 273 ispezioni di locali; sono state identificate 4.073 persone per accertarne la legittima permanenza nell’area di massima sicurezza; sono state arrestate 22 persone (7 italiani e 15 stranieri); sono state denunciate in stato di libertà 38 persone (22 italiani e 16 stranieri).

Gianni De Gennaro, capo della polizia, Audizione di fronte alla commissione parlamentare, 8 agosto 2001

 

Intanto fa discutere il piano di emergenza elaborato dalla regione e che prevederebbe, oltre un locale refrigerato di 500 metri quadri da adibire a obitorio, anche 200 body bag: i sacchi da morto che si vedono nei film sul Vietnam.

Il Manifesto, 20 giugno  2001

 

"Ci hanno detto che a Genova, come a Québec city, verrà innalzato un muro. Ebbene, noi lo abbatteremo". E le regole? Non sostiene il Genoa Social Forum che, durante le manifestazioni, non verranno danneggiate né cose né persone? "Il muro non fa parte delle strutture della città", taglia corto Casarini. Dunque ci saranno scontri? "Prevedo proprio di sì". Noi Tute Bianche li affronteremo, con i mezzi che abbiamo. Mentre i pacifisti, in Chiesa, pregheranno per la nostra incolumità"

Luca Casarini, Corriere della sera, 4 luglio 2001

 

Le Organizzazioni Non Governative (ONG) e le Reti italiane - che si riconoscono nel Genoa Social Forum e sono nei network internazionali che si battono per la giustizia sociale e la pace, per la prevalenza dei diritti globali di cittadinanza sulle logiche del profitto - presentano oggi la propria proposta per fermare il G8. Lanciando anzitutto l'idea di un'Assemblea rappresentativa di tutti i popoli che consenta di rifondare le Nazioni Unite.

Dalla dichiarazione del GSF del 5 luglio

 

C’era da concordare un segnale simbolico per le Tute Bianche, bastavano cinque centimetri di zona rossa… ma non è stato possibile contrattare nulla.

Zanella, deputata dei Verdi, Il manifesto, 22 luglio

 

Una "internazionale nera" dei "servizi" sembra essere stata messa in piazza contro i contestatori della globalizzazione

Attac France, comunicato del 27 luglio

 

[Occorre] un’iniziativa nazionale ed europea per mettere fuori legge i gruppi neonazisti e i Black-bloc, allargando il modello della legge Mancino, già esistente in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa, [iniziativa che] servirà a evitare confusione tra associazione pacifiche e idioti violenti.

A. Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi

 

Il Capo della Polizia ci ha detto che avrebbero trattato bene i buoni e male i cattivi, affermando che il livello di repressione sarebbe stato correlato alle misure adottate: quindi, se uno avesse tentato di passare la linea rossa senza strumenti di offesa, ci sarebbe stato un certo livello di risposta. Il problema è che è successo altro!

Vittorio Agnoletto, portavoce del GSF, Audizione di fronte alla commissione parlamentare, 6 settembre 2001

 

Lo Stato non è più, d’ora innanzi, il nemico da abbattere, ma l’omologo con cui dobbiamo discutere.

Luca Casarini, Il Gazzettino, 23 aprile 1998

 

Il G8 ha lavorato bene e, per la prima volta, si è aperto alla società civile

Silvio Berlusconi

 

«Il nostro è uno stato democratico dove nessuno ha il diritto di pensare che vi siano soppressioni di libertà»

Gianfranco Fini dopo il G8

 

È un errore credere che la nonviolenza sia pace, ordine, lavoro e sonno tranquillo, matrimoni e figli in grande abbondanza, nulla di spezzato nelle case, nessuna ammaccatura nel proprio corpo. La nonviolenza non è l’antitesi letterale e simmetrica della guerra: qui tutto infranto, lì tutto intatto… la nonviolenza significa essere preparati a vedere il caos intorno, il disordine sociale, la prepoteza dei malvagi, significa prospettarsi una situazione tormentosa.

Aldo Capitini

 

È più facile battere un centinaio di uomini che uno solo, specialmente se questi colpisce di sorpresa e scompare misteriosamente. La polizia e l’esercito saranno senza potere se Mosca è coperta di questi piccoli distaccamenti inafferrabili. [...] È impossibile per loro prenderli tutti poiché dovrebbero, per questo, riempire ogni casa di cosacchi.

Avviso agli insorti. Mosca, 11 dicembre 1905

 

[I black bloc] sono centinaia di psicopatici vestiti di nero che il Ministro degli Interni ha infiltrato, aizzato e utilizzato contro il movimento

Francesco Berardi "Bifo"

 

Tra gli indagati figura anche un giornalista genovese, sorpreso dallo scatto di un fotografo mentre esce da un supermercato devastato dalle tute nere con un paio di confezioni di mozzarella.

Il Secolo XIX, 1 agosto 2002

 

"Ci rivolgiamo a Lei come massima autorità dello Stato Italiano e come garante delle nostre istituzioni in questa fase di passaggio di legislatura, affinché siano tutelate nei giorni del vertice dei G8 libertà di espressione e di manifestazione ai cittadini del mondo. Crediamo che le istituzioni repubblicane del nostro Paese, proprio per la loro storia e per i principi su cui si fondano, non possano e non debbano decidere di autorità di negare gli spazi del confronto democratico e sospendere i diritti fondamentali dei cittadini. Chiediamo che le nostre istituzioni diano un segnale consapevole di maturità e di apertura nei confronti di quelle campagne, reti e organizzazioni non governative che stanno crescendo in questi anni, impegnandosi per l'affermazione nella società dei principi di equità, giustizia e sostenibilità. Sin ora, nonostante la nostra massima disponibilità al confronto, purttroppo non abbiamo avuto risposte dal Governo. Per questi motivi ci rivolgiamo a Lei affinché a Genova sia garantita la libertà di espressione e manifestazione."

Lettera a Ciampi del Gsf, dalla stampa genovese del 4 aprile

 

Ci sono anche i maggiori rappresentanti della sicurezza nazionale: il capo della polizia De Gennaro e il suo vice Ansoino Andreassi. Tredici alti funzionari contro sette "nani" antiglobalizzazione.

I nuovi ribelli incontrano i vecchi nemici. La cronaca di ieri è un abbozzo di sceneggiatura, perché i protagonisti ancora non si conoscono. Non loro almeno, questi sette moschettieri che vogliono fustigare i grandi del mondo. Cinque sono in trasferta: Massimiliano Morettini e Chiara Cassurino da Genova, Peppe De Cristofaro da Napoli, Fabio Lucchesi da Lucca e Vittorio Agnoletto da Milano. Luciano Muhlbauer e Anna Pizza venivano invece dai rispettivi uffici romani: la confederazione dei Cobas.

La Repubblica, 29 giugno 2001

 

Le fantasie del potere

Verso il G8 di Genova: oggi un incontro a Roma. Frattini apre ai dimostranti "pacifici"

Anna Pizzo - Genova

Quanto alla trattativa, il Genoa social forum chiederà al presidente della repubblica di farsi garante "del diritto di espressione e di manifestazione di tutti i cittadini" e di far cessare la campagna propagandistica che disegna scenari apocalittici. E al nuovo presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, di riprendere la trattativa interrotta (o meglio mai realmente iniziata).

Il Manifesto 24 maggio 2001

 

I mille nodi di una rete multicolore

Mario Pianta

Se è già in qualche misura consolidato il dialogo con le istituzioni e i vertici che hanno definito i termini dei problemi globali, la sfida oggi è aprire alla società civile anche le istituzioni e i vertici che hanno poteri di definire direttive o decisioni. E' per questo che Fmi, Banca mondiale e Organizzazione mondiale per il commercio sono ora gli obiettivi principali dei movimenti globali. In gioco c'è una prova decisiva per le possibilità di democratizzare il sistema internazionale e di consolidare in istituzioni di tipo nuovo la carica di cambiamento portata dai movimenti.

Manifesto 12 giugno 2001

 

"Un atto contro il Gsf"

Cinzia Gubbini

"E' il Torino style - aggiunge Daniele Farina - sapevamo che qualcuno avrebbe provveduto a inasprire il clima con fatti cruenti".

"E' una provocazione. Vogliono farci cadere nella spirale della violenza, nella logica dell'azione-reazione. L'unica risposta possibile è una partecipazione ancora più ampia alle manifestazioni di Genova". Questo il commento a caldo di Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa social forum, il viso tirato dopo l'annuncio dello scoppio nella caserma dei carabinieri di San Fruttuoso. "Bisogna guardare alle frange interno allo stato - aggiunge - quelle che possono mirare alla distruzione di un movimento trasversale che ha saputo tessere relazioni con le istituzioni, con pezzi della società civile finora lontani". Oggi Agnoletto andrà a trovare in ospedale il carabiniere ferito: "Deve essere chiaro che i nostri nemici non sono certo i ragazzi obbligati a svolgere mansioni di ordine pubblico. Noi manifesteremo, ma le nostre azioni, come abbiamo più volte ribadito, saranno nel totale rispetto della città e delle persone, anche in divisa".

Insomma, la lettura degli "antiglobalizzatori" è chiara: non sono loro ad avere interesse che la tensione salga. "La bomba esplosa questa mattina a Genova è una bomba contro il movimento - si legge nel comunicato unitario del Gsf - non è casuale che questo attentato avvenga nel giorno dell'apertura del Public Forum. L' attentato cerca di chiudere la bocca alle nostre ragioni". "Sconfiggiamo la paura, veniamo tutti a Genova", diventa così il nuovo motto del Gsf (che ormai conta mille adesioni), mentre la città è già pacificamente invasa dalle prime delegazioni di manifestanti: l'accoglienza regge benissimo e si respira un bel clima nonostante i controlli, le perquisizioni, e l'alacre lavoro per blindare la zona rossa.

"Ecco che l'apputamento di Genova diventa un'occasione ancora più interessante - osserva Matteo Jade, uno dei portavoce delle Tute bianche - abbiamo l'opportunità di riscrivere il finale di un copione già noto. In Italia è sempre andata così: nel momento in cui migliaia di persone contestano il potere, come ora per chiedere una globalizzazione all'insegna della dignità e della persona, arriva la bomba. Una strategia per mettere il bavaglio al movimento, per intimorire le persone, per farle stare a casa. Questa volta, però, possiamo dimostrare che le cose possono andare in un altro modo. Venite in tanti". La condanna dell'attentato è dunque ampia e senza ambiguità. "Il pacco bomba inviato a Genova costituisce un atto gravissimo di terrorismo. La nostra condanna è come sempre fermissima", dichiara Tom Benettollo dell'Arci. "I fatti di questa mattina confermano che a Genova è in gioco la democrazia di questo paese e questo rafforza l'appello a esserci", rilanciano il Leoncavallo e le Tute bianche di Milano. "E' il Torino style - aggiunge Daniele Farina - sapevamo che qualcuno avrebbe provveduto a inasprire il clima con fatti cruenti". Un appello a "svelenire il clima" scendendo in piazza arriva anche dalle congregazioni missionarie. "Il corteo del 21 va fatto assolutamente - dice padre Giovanni La Manna - è l'unica possibilità di dialogo pacifico". E non mancano i consigli, da parte di chi una certa esperienza ce l'ha: "Vigilate. A Barcellona durante la manifestazione contro la Banca mondiale abbiamo fotografato poliziotti vestiti da contestatori intenti a spaccare vetrine", ricorda José Maria Antentas della Campagna contro la Banca mondiale. Walden Bello, del Focus on the global south, nota: "Il movimento antiglobalizzazione sta crescendo e per questo fa paura".

Manifesto 17 luglio 2001

 

Dentro la società della comunicazione, la rappresentazione è un elemento formidabile: per loro di controllo, per noi di ribellione. E finora, dal punto di vista della comunicazione, li abbiamo devastati

Luca Casarini, La Repubblica, 16 luglio 2001

 

Al Black bloc, hanno permesso di fare tutto quello che hanno voluto, a noi, che sfilavamo pacificamente, ci hanno sparato addosso" dichiara Luca Casarini, leader dei centri sociali.

Newport, 23 luglio 2001

 

Allo stesso tempo, abbiamo fatto il possibile per difendere le decine di migliaia di persone confluite nei nostri cortei, tenendo a distanza gruppi estranei che volevano infiltrarsi nelle nostre fila.

Piero Bernochhi (Cobas), "Un forum da discutere", il manifesto, 29 luglio 2001

 

Casarini: "Si indaghi sui neonazi infiltrati" - Il leader delle tute bianche: è stato Fini a dettare la linea dura

Anais Ginori

Roma - Luca Casarini, il più discusso dei leader del Genoa Social Forum, non si considera sconfitto dopo la battaglia di Genova. "Volevano dimostrare di essere più forti, ci sono riusciti. Ma noi continueremo a combatterli con la disobbedienza civile, rifiutando il confronto militare". Rientrato a Padova, il portavoce delle tute bianche contrattacca: "C'è una campagna di veleni su di me e sul movimento. Qualcuno mi vuole vedere in prigione, cercheranno di arrestarmi".

Di chi parla?

"E' chiaro che do fastidio. Disturbo Gianfranco Fini che, appena arrivato a Genova, è passato a Forte San Giuliano per impartire la linea politica sulla gestione dell'ordine pubblico. E cioè massacrare i manifestanti, dissuadere chiunque a scendere in piazza per esprimere il dissenso".

Chi altro la teme?

"Metto in difficoltà una certa sinistra perbenista che, come ha spiegato Violante, pensa che violare una legge ingiusta sia sempre sinonimo di criminalità e magari mi accusa di dialogare con i black bloc. E' una bugia. Accreditarmi come l'anello di congiunzione con i violenti, è falso. Tra noi e i black bloc la distanza è abissale. Loro hanno fatto un grande favore al G8".

Chi sono i black bloc?

"Non è un'organizzazione. È una tattica di lotta che esiste da diversi anni. E' stata già a Seattle, a Praga, a Nizza, in Quebec. E' una logica estranea a noi politicamente e culturalmente. Il concetto della devastazione è l'altra faccia dell'omologazione. I black bloc sono stati cinicamente utilizzati contro di noi".

In che modo?

"Se non ci fosse stato un campo di battaglia il governo non avrebbe potuto organizzare la gigantesca repressione militare per caricare a freddo un corteo di diecimila persone, con duecento giornalisti, che marciava compatto e non aveva lanciato neanche uno spillo. Nella trappola di via Tolemaide ci hanno massacrato i carabinieri mentre centinaia di poliziotti stavano a guardare. I parlamentari che erano nel corteo telefonavano alla questura, al prefetto, e questi rispondevano: "Non sappiamo cosa sta accadendo". Una repressione mai vista in Italia. Molti amici che hanno vissuto gli anni Settanta sono rimasti sbalorditi".

Dopo Genova, il movimento deve fare una scelta netta contro la violenza.

"Noi l'avevamo già fatta e la confermiamo. Il conflitto sociale è necessario contro la violenza dell'impero. Non siamo divisi su questo, siamo tutti radicali".

Continuerete dunque a manifestare con accanto i black bloc?

"Stiamo discutendo nel movimento di come proteggerci. Ma mi interesserebbe che ci fosse una reale indagine su questi black bloc. Un'etichetta di comodo per lanciare una nuova caccia alle streghe. Mi risulta che a spaccare tutto ci fossero anche molti neonazisti, militanti di Forza nuova. Sul vostro giornale è stato intervistato un black bloc inglese che ha detto di essere stato invitato dai camerati italiani. Avete pubblicato foto, nome e cognome. Non mi risulta che sia stato arrestato ed è tornato a casa tranquillamente

La Repubblica, 31 luglio 2001 

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