Ogni uomo deve avere delle buone ragioni per alzarsi al mattino parte 1°

Ogni uomo deve avere delle buone ragioni
per alzarsi al mattino


Tratto da "Italia 1983 - progionieri politici, processi, progetti"
Edizioni cooperativa Apache - maggio 1983

Fossombrone, febbraio-marzo 1983. ANGELO MONACO, BRUNO PEIROLO, CESARE MAINO, CLAUDIO WACCHER, DARIO CORBELLA, ERMANNO COLLEDA, GRAZIANO ESPOSITO, JUAN SOTO PAILLACAR, LUCA FRASSINETI, MASSIMO DOMENICHINI, RICCARDO D'ESTE

 

 ("A chi ha cercato la maniera e non l'ha trovata mai")

 

Da alcuni mesi a questa parte stanno circolando dentro alla carceri, nei luoghi ad esse contigui e, più in generale, nell'ambito "sociale", documenti, bozze, prese di posizione varie sul problema della prigionia politica in Italia, della fine o della ridefinizione della cosiddetta "lotta armata" e, infine, pur alludendovi, del conflitto sociale tuttora in corso. Noi intendiamo intervenire in merito con l'autorevolezza dataci dalla passione e non certo da qualsivoglia etichetta. Perciò ci preme subito dire come, da chi, da dove e perchè nascono queste parole che sono solo un passo distanziate dalle idee!

Siamo un gruppo di soggetti incasellati in varie inchieste giudiziarie attualmente detenuti nel carcere speciale di Fossombrone, un gruppo che, a partire da livelli di aggregazione vissuta, si è sedimentato negli ultimi tempi e va verificandosi sul dibattito riguardante la proiezione reale e possibile del nostro essere ed esistere interno alle dinamiche sociali, tendenzialmente controsocietarie. Non intendiamo certo riproporre caratteri da "vecchia organizzazione", ne riassumerne le caratteristiche, nè infine, pretendiamo o desideriamo presentarci come un blocco monolitico che, oltre a non essere reale, non avrebbe neppure quella "forza espressiva" alla quale ambiziosamente tendiamo.
 (Continua)

PROVOCATORI

Alle squadre politiche delle polizie e dei partiti sempre più piacerebbe capire chi siamo. Giacché noi stessi possiamo riconoscerci solo nella critica che ci chiarisce ciò che non siamo e ciò che non vogliamo; giacché noi stessi parliamo la lingua di chi vive la trasformazione e l'inidentità; giacché esistiamo come soggetto plurale solo a condizione di sperimentare collettivamente la nostra contraddizione in processo con le forme stesse delle nostre realizzazioni, a mano a mano che esse soggiacciono ad ogni sorta di recupero; lo sforzo di identificarci secondo le logiche collaudate da due secoli di controrivoluzione si ritorce risibilmente e ignobilmente su chiunque vorrebbe imprigionarci in una formula, per consegnarci più agevolmente alle mura del carcere. 'Provocatori' è il termine che ricorre identico nelle prose ammorbanti della stampa di regime, con significativa coralità che accomuna nella stessa trincea giornalismo 'democratico' e stampa 'militante Accettiamo, capovolgendolo, il termine.
 (Continua)

ALL'ARIA APERTA -note su repressione e dintorni

     

«Dobbiamo abbandonare ogni modello, e studiare le nostre possibilità»

E. A. Poe

Le note che seguono nascono da un’esigenza: quella di riflettere assieme sulla situazione attuale al fine di trovare il filo di una prospettiva possibile. Esse sono il frutto di diverse discussioni in cui si sono mescolati il bilancio critico di esperienze passate, l’insoddisfazione per le iniziative di lotta in corso e la speranza per le potenzialità esistenti. Non sono la linea di un gruppo in competizione con altri, né sottendono la pretesa e l’illusione di riempire i vuoti — di vita e di passioni progettuali — con l’accordo più o meno formale su alcune tesi. Se conterranno critiche spiacevoli non è per il gusto fine a se stesso di muoverle, bensì perché credo sia urgente dirsi anche le cose spiacevoli. Come tutte le parole di questo mondo, esse avranno un’eco solo in chi avverte un’esigenza simile. Insomma, una piccola base di discussione per capire cosa si può fare, e con chi.

Sappiamo per esperienza che una delle forze maggiori della repressione è quella di seminare confusione e d’instillare sfiducia negli altri non meno che in se stessi, oppure di determinare chiusure identitarie e sospetti più o meno paralizzanti. In questo senso, prima si approfondiranno certi problemi, meglio sarà. Si preparano anni difficili che scuoteranno non poche delle nostre abitudini pratiche e mentali. Se è vero che il pregiudizio più pericoloso è quello di pensare di non averne, mi piacerebbe tuttavia che queste note venissero criticate per quello che dicono, senza letture preconcette. Un simile desiderio ne spiegherà il tono e persino lo stile. (Continua)

Agli anarchici, ai libertari, agli antimilitaristi

Con queste note vorremmo sollecitare l'attenzione dei compagni rispetto ad alcune possibilità che si stanno aprendo in Italia per la lotta antimilitarista.
La protesta a Vicenza contro la nuova base USA e per la chiusura della caserma Ederle, quella a Novara contro la costruzione dei cacciabombardieri F-35 ed altre che nasceranno stanno ridando concretezza all'antimilitarismo. Non si tratta più, infatti, di prendere posizione genericamente per la "pace", ma di impedire la costruzione di alcuni strumenti necessari alla prosecuzione e all'ampliamento della guerra. Se queste lotte non hanno ancora raggiunto l'estensione delle mobilitazioni precedenti contro la guerra (pensiamo alle oceaniche manifestazioni del 2003 contro il conflitto in Iraq), esse hanno degli obiettivi ben più concreti.
Non sarà sfuggita, in particolare, la posta in gioco nella situazione vicentina: si tratta di impedire la costruzione della più grande base militare USA fuori dai confini statunitensi, nodo centrale per la futura "esportazione della democrazia" in Africa e, se del caso, in Europa. Fermare la costruzione della nuova base vicentina non significa solo mettere direttamente i bastoni fra le ruote della più grande potenza militare mondiale, ma anche, indirettamente, trovare un punto di contatto – pretendendo il ritiro delle "nostre" truppe da tutti i fronti di guerra – con le varie forme di resistenza che nel mondo si oppongono agli interventi neocoloniali europei e statunitensi. Se la lotta contro la nuova base saprà rafforzare anche quella per la chiusura della caserma Ederle – base logistica per i massacri in Iraq e in Afghanistan –, la prospettiva antimilitarista raggiungerebbe dei livelli assai notevoli.notevoli.  

 (Continua)

Raccolta di comunicati del M.I.L. e di altri gruppi di area autonomo-libertaria degli anni 70 in Spagna

L’agitazione armata

Esigenza tattica del movimento operaio

E’ impossibile alla classe operaia di rinculare in questa strategia, già innescata, di lotta autonoma.

Bisogna andare senza esitazione verso l’autorganizzazione del proletariato, il più rapidamente possibile.

La situazione esige l’adempimento di tutta una serie di tattiche vitali per consolidare la strategia autonoma della lotta di classe.

Ma è evidente che tali tattiche (recupero del materiale, rinforzamento della classe di sostegno, ecc.) non possono essere affidate nelle menai di gruppi militaristi piccolo borghesi, che comportano grossi pericoli di controllo e dirigismo politico.

Bisogna far fronte alla repressione poliziesca con la violenza armata proletaria.

Durante gli ultimi anni, dei gruppi operai si organizzavano spontaneamente nelle lotte, formando gruppi di autodifesa, picchetti di sciopero, con mezzi che corrispondevano alle esigenze del momento, ma in maniera prettamente effimera.

Il ritorno delle lotte, unito all’incremento della repressione, porta all’indispensabile apparizione di numerosi gruppi autonomi di lotta, che praticano delle espropriazioni ed altre azioni violente situandosi in un quadro generale di agitazione armata.

Non si tratta quindi di un fatto gratuito o di una strategia esterna alla classe operaia (come nel caso dei gruppi piccolo borghesi che dirigono la violenza quotidiana della lotta operaia verso il nazionalismo, per esempio).

Si tratta di una esigenza tattica del movimento operaio, che corrisponde alla situazione presente della lotta di classe, con gli stessi obiettivi:

l’autorganizzazione della classe che permetta di giungere al momento insurrezionale. (Continua)

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