Si fa presto a dire fanatismo

Immaginiamo un ragazzo palestinese nato e cresciuto in un campo di deportati circondato dal filo spinato, la cui famiglia è stata sterminata dall'esercito israeliano (con l'aiuto di quello americano). Non ha mai avuto i sogni che ognuno di noi coltivava quando era bambino: diventare astronauta o giocatore di calcio. Per lui il futuro finisce dove finisce il recinto del suo ghetto, perché la mera sopravvivenza proietta la propria ombra su tutto l'avvenire. E allora egli sogna di diventare 'martire', cioè 'testimone', e vendicare così la propria famiglia, se stesso e la vita che non ha mai vissuto. Si fa saltare in aria con la propria bomba su un autobus di Gerusalemme. Siamo davvero sicuri che faccia tutto ciò per "fanatismo"? (Continua)

RAZZISMO E ANTIRAZZISMO

Quello che passa per antirazzismo è in genere una pura esercitazione retorica. Questa retorica è incapace non solo di attaccare concretamente le pratiche e i rapporti razzisti, ma anche di criticare alla radice la stessa teoria del razzismo Quest'ultima, infatti, da ormai trent'anni ha per lo più abbandonato, vista la loro palese impresentabilità, la nozione di "razza" e il riferimento alla biologia. Parla ormai di etnie e di culture e non afferma la superiorità di alcune sulle altre, ma la loro incommensurabile differenza. In un misto di falso anticapitalismo (con la denuncia dell'immancabile "mondialismo finanziario" distruttore delle tradizioni), di indipendentismo (in nome dell' "autodeterminazione dei popoli") e di separatismo (contro il "meticciato culturale"), si oppone all'immigrazione. Ogni "incrocio" viene visto come impossibile in quanto gli individui non possono sottrarsi alla propria cultura, la quale viene così ad essere un elemento ereditario, naturale. Ogni popolo (sempre sinonimo di "comunità nazionale") deve stare sulla propria terra per conservare la specificità delle proprie tradizioni. L'ideale, per questi nuovi razzisti, è l'apartheid. (Continua)

Né la loro guerra né la loro pace

La guerra non viene più dichiarata, ma proseguita.

L'inaudito è divenuto quotidiano.

Il soldato resta lontano dai combattimenti.

Il debole  è trasferito nelle zone del fuoco.

L'eroe oggi non indossa divise.

Si contraddistingue per la diserzione dalle bandiere,

per il valore di fronte all'amico,

per il tradimento di segreti obbrobriosi e l'inosservanza di tutti gli ordini.

 (Continua)

Dichiarazione di Alexandre Marius Jacob davanti ai giudici - 8 marzo 1905


Signori,

Adesso sapete chi sono: un ribelle che vive del ricavato dei suoi furti. Di più. Ho incendiato diversi alberghi e difeso la mia libertà contro l’aggressione degli agenti del potere. Ho messo a nudo tutta la mia esistenza di lotta e la sottometto come un problema alle vostre intelligenze. Non riconoscendo a nessuno il diritto di giudicarmi, non imploro né perdono né indulgenza. Non sollecito ciò che odio e che disprezzo. Siete i più forti, disponete di me come meglio credete. Inviatemi al penitenziario o al patibolo, poco m’importa. Ma prima di separarci, lasciatemi dire un’ultima parola...
 (Continua)

Brevi considerazioni su Vicenza

tratto da http://www.informa-azione.info/brevi_considerazioni_su_vicenza

Scrivo queste brevi considerazioni per cercare di fare un po' il punto della situazione, lo stato delle cose prima della pausa natalizia.

SUL CORTEO

Per me ha veramente poca importanza stare a fare la conta di quanti eravamo; ha più importanza in questo caso guardare alla qualità politica espressa, ai suoi significati ed ai suoi divenire.
Siamo stati meno di febbraio, la metà credo, e nonostante questo è stato un corteo molto partecipato di decine di migliaia di persone; la maggioranza dei partecipanti mi è parsa più territoriale che movimentista nazionale. (Continua)

Varese - Alcune impressioni sulla manifestazione di Vicenza del 15 dicembre

fonte http://bloggo.oziosi.org/inforiot

Sabato 15 dicembre ero a Vicenza, per dare il mio contributo alla lotta popolare di opposizione all'ennessimo progetto di morte e di sacrificio in nome del capitale e del suo rinnovamento continuo. Sono contro la base militare, o meglio contro tutte le basi e gli eserciti. Sono contro la guerra e la società che la crea, che la regola, che la spaccia per ciò che non è (una tragica necessità di cui limitare i danni) e che la gestisce per ciò che è: uno dei volti della programmazione dell'economia da parte dello stato(Continua)

A PROPOSITO DELLA MANIFESTAZIONE DI VICENZA DEL 15/12/07

L'obiettivo della lotta di Vicenza è senza dubbio uno dei più importanti che ci siano in questo momento. Impedire la costruzione della più grande base militare USA in Europa avrebbe un'enorme ricaduta sull'antimilitarismo in Italia e non solo. Per questo pensiamo che la battaglia No Dal Molin non debba essere lasciata al riformismo e ai giochi politici. Spostare – come sta avvenendo – la lotta dalla strada ai tavoli istituzionali con la richiesta di una moratoria ci sembra inaccettabile. Primo, perché in tal modo non si fermerà nessuna base; secondo, perché legittimando ancora come interlocutori i parlamentari della "sinistra critica" si aprono loro le porte del recupero istituzionale. Dopo aver votato tutte le operazioni militari, dopo aver detto "Sì" a tutte le nocività (TAV, rigassificatori, inceneritori, ecc.), dopo aver accettato quell'insieme di leggi razziali che chiamano "pacchetto sicurezza", ora costoro promettono, pur di non sparire, la sospensione dei lavori al Dal Molin. Invece di allontanarli dalla lotta, è a loro che ci si rivolge. A febbraio, infatti, c'era stato l'appello a non portare al corteo le bandiere di partito. Ora no. Se chiedi qualcosa, non sei certo nella posizione di rivendicare un'intransigente autonomia. (Continua)

Che fare?

Che fare?

Rapine dovunque

Sarà una semplice coincidenza, ma è significativo che una così violenta ondata di criminalità si sia scatenata proprio in queste ultime settimane, sin da quando il governo è entrato in crisi e sono state sciolte le camere. La schiuma più audace e più vistosa di quell'ondata rivoluzionaria è rappresentata dalle rapine a mano armata.  (Continua)

Autorganizzazione e spazi sociali

Controllo urbano e occupazione di luoghi collettivi

   

IL RAPPORTO TRA SPAZI sociali ed autorganizzazione è indissolubile.

In un mondo che ha sottomesso ogni metro quadrato di terra e di mare alla legge dell'economia di mercato e di conseguenza ad un controllo sociale sempre più capillare, un'idea come quella autogestionaria, basata sull'autorganizzazione dell'attività umana, non trova spazio se non ponendosi in aperto conflitto con la realtà.

La maggioranza di noi vive, ma sarebbe più verosimile dire sopravvive, in pochi metri quadrati di cemento - gentilmente offerti a prezzi esorbitanti dagli imperi dell'immobile - e trascorre gran parte del suo tempo in ambienti artificiali e malsani come le fabbriche, i magazzini, le scuole, gli ospedali, gli ipermercati. Anche il "tempo libero" è costretto in vicoli ciechi: dal bar al parco giochi, dal viaggio organizzato nel villaggio-vacanze alla discoteca, nulla esula dallo strapotere del denaro. (Continua)

IRAK 1991: storia di un’occultazione moderna

A partire dal 2 marzo 1991, comincia in Irak una delle più grandi insurrezioni moderne. Questa insurrezione può essere considerata come quella che al mondo, in rapporto alla sua importanza, ha fino ad oggi subito la più grande occultazione. Eccone di seguito i due elementi probanti.

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una lettura in vista della manifestazione femminista del 24 novembre: LA NUOVA VIOLENZA di I. Faré e F.Spirito

La nuova violenza.pdf è un' estratto dal libro 'Mara e le altre' di Ida Farè e Franca Spirito.

Questa versione pdf è stata scaricata da www.anarchaos.it , il sito gestito da Michele e dagli altri compagni arrestati a Spoleto.

  (Continua)

Ogni uomo deve avere delle buone ragioni per alzarsi al mattino parte 2°

 
 

 (Continua)

Ogni uomo deve avere delle buone ragioni per alzarsi al mattino parte 1°

Ogni uomo deve avere delle buone ragioni
per alzarsi al mattino


Tratto da "Italia 1983 - progionieri politici, processi, progetti"
Edizioni cooperativa Apache - maggio 1983

Fossombrone, febbraio-marzo 1983. ANGELO MONACO, BRUNO PEIROLO, CESARE MAINO, CLAUDIO WACCHER, DARIO CORBELLA, ERMANNO COLLEDA, GRAZIANO ESPOSITO, JUAN SOTO PAILLACAR, LUCA FRASSINETI, MASSIMO DOMENICHINI, RICCARDO D'ESTE

 

 ("A chi ha cercato la maniera e non l'ha trovata mai")

 

Da alcuni mesi a questa parte stanno circolando dentro alla carceri, nei luoghi ad esse contigui e, più in generale, nell'ambito "sociale", documenti, bozze, prese di posizione varie sul problema della prigionia politica in Italia, della fine o della ridefinizione della cosiddetta "lotta armata" e, infine, pur alludendovi, del conflitto sociale tuttora in corso. Noi intendiamo intervenire in merito con l'autorevolezza dataci dalla passione e non certo da qualsivoglia etichetta. Perciò ci preme subito dire come, da chi, da dove e perchè nascono queste parole che sono solo un passo distanziate dalle idee!

Siamo un gruppo di soggetti incasellati in varie inchieste giudiziarie attualmente detenuti nel carcere speciale di Fossombrone, un gruppo che, a partire da livelli di aggregazione vissuta, si è sedimentato negli ultimi tempi e va verificandosi sul dibattito riguardante la proiezione reale e possibile del nostro essere ed esistere interno alle dinamiche sociali, tendenzialmente controsocietarie. Non intendiamo certo riproporre caratteri da "vecchia organizzazione", ne riassumerne le caratteristiche, nè infine, pretendiamo o desideriamo presentarci come un blocco monolitico che, oltre a non essere reale, non avrebbe neppure quella "forza espressiva" alla quale ambiziosamente tendiamo.
 (Continua)