Del sabotaggio come una delle belle arti

Un contributo all'attualità della teoria della pratica del sabotaggio.

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"Chi rivivrà i violenti vortici di fuoco se non noi

e quelli che crediamo fratelli?

Venite! Novelli amici: questo vi piacerà.

Non lavoreremo mai, oh maree di fuoco!"

"Questo mondo esploderà

E’ il vero sentiero. Avanti, In marcia."

A. Rimbaud

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ai comitati di lotta, a chi pratica il mutuo soccorso, a chi resiste… A PROPOSITO DI ELEZIONI

Al di là delle dichiarazioni, tutti i partiti dell'arco parlamentare hanno rivelato da che parte stanno.

L'esperienza della partecipazione della cosiddetta sinistra radicale al governo Prodi ha ampiamente confermato ciò che era prevedibile: il prevalere dei poteri forti sulle promesse di libertà e uguaglianza. La "sinistra arcobaleno" ha la pesantissima responsabilità di aver tradito le aspettative di chi subisce la dittatura del mercato, di chi nel mercato e dal mercato continuerà ad avere la vita macinata. Ora, in periodo elettorale, fa di nuovo la voce grossa e chiede il sostegno di comitati e movimenti. Dopo aver approvato le missioni e le Finanziarie di guerra, dopo aver votato per i CPT, il TAV, i rigassificatori, gli inceneritori, le leggi razziste, chiede ancora fiducia. Non concediamole alcuna legittimazione.

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Un circondo per viverci dentro

Note sulla società industriale e la sua ecologia

Il bosco e il villaggio

"Un circondo per viverci dentro", così un ragazzino definiva l’ambiente in un tema proposto a varie classi delle scuole elementari di Rovereto e dintorni. È una delle definizioni più belle che conosco. Bisogna partire, infatti, proprio da questo: guardarsi attorno. Che quanto ci circonda non sia fatto per "viverci dentro" salta agli occhi. Ci si può sopravvivere, e sempre più a scapito di milioni di persone – ecco tutto.

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Opuscolo di sviluppo del manifesto contro la legalizzazione degli spazi occupati - Torino, febbraio 1994

Introduzione: vivre libres ou mourir

Il nostro sogno è vivere liberi, distruggere ogni forma di potere costituito ed ogni gerarchia che ne sono la negazione.

Per noi la libertà non può essere separata dal piacere. Siamo però disposti a sforzi titanici per realizzare libertà e piacere. Consapevoli che non esiste libertà nel sacrificio e nell'immolazione.

In questo senso l'esperienza più completa che oggi ci prendiamo il lusso di vivere è quella dell'autogestione cui fa spazio l'azione diretta, intesa come esperienza aperta, collettiva, estendibile, che se ne infischia dei recinti tracciati dallo Stato tra legalità e illegalità.

L'occupazione degli spazi abbandonati riunisce queste prerogative ed apre la strada, nel modo più corretto, all'autogestione. Lo sviluppo dell'autogestione della nostra vita non è praticabile senza sovvertire l'esistente.

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Agli erranti

Abbiamo chiesto forza lavoro,

sono arrivati uomini.

Max Frisch

 

Nessuno emigra per piacere — ecco una verità fin troppo semplice che in molti vogliono occultare. Se una persona lascia di buon grado la sua terra e i suoi affetti non la si definisce migrante, ma semplicemente viaggiatore o turista. La migrazione è uno spostamento forzato, un errare alla ricerca di condizioni di vita migliori.

Ci sono attualmente 150 milioni di stranieri nel mondo, a causa di guerre, colpi di Stato, disastri ecologici, carestie o del semplice funzionamento della produzione industriale (distruzione delle campagne e delle foreste, licenziamenti di massa, eccetera). Tutti questi fattori compongono un mosaico d’oppressione e di miseria in cui gli effetti dello sfruttamento si fanno a loro volta cause immediate e remote di sofferenza e di sradicamento, in una spirale infinita che rende ipocrita ogni distinzione fra “sfollati”, “migranti”, “profughi”, “richiedenti asilo”, “rifugiati”, “sopravvissuti”. Basta pensare a quanto siano sociali le cosiddette emergenze ambientali (la carenza di acqua, la desertificazione crescente, la sterilità dei campi): l’esplosione di una raffineria di petrolio, unita alla distruzione di ogni autonomia locale su cui è stata edificata, può talvolta cambiare le sorti di un’intera popolazione.
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PENSIERI SPARSI SU UTOPIA, AUTOGESTIONE E INIMICIZIA VERSO L'ESISTENTE

Sull'utopia. Tra funerali e desiderio. Ogni utopia è finita. I grandi ideali di cambiamento sono morti (per autoconsunzione). Così di coro. Superando il fastidio che mi procura il continuo ripetersi di questi funerali, provo a sviluppare qualche riflessione. Se per utopia s'intende una costruzione ideologica nel cui nome subordinare i singoli, una missione in vista della quale differire continuamente le proprie attuali passioni, il fantasma da rincorrere di chi vuole costringere tutti a sognare lo stesso sogno — se utopia è tutto questo, della sua scomparsa non si può non rallegrassi. Santificazione e sacrificio sono il territorio di ogni tirannide, il cerchio magico di ogni oppressione. Ma è chiaro che c'è dell'altro. Innanzitutto non è spiegabile in che modo, stante questa definizione di utopia, essa possa essere considerata qualcosa di esterno o di superato rispetto alla presente società.
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Autorganizzazione come etica, come modo di vivere

Individuo e società, violenza e non-violenza

   

IL TEMA DI STASERA è l'autorganizzazione come etica, come modo di vivere. Vorrei cominciare con un passo tratto da Le città invisibili di Calvino:

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo vivendo insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. II primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. II secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Ecco, per me questo qualcosa che non è inferno, questo qualcosa da far durare e a cui dare spazio è un'etica, l'etica della reciprocità. A chi è talmente parte dell'inferno contemporaneo da non vederlo più non ho nulla da dire. C'è forse bisogno di dimostrare che quello che chiamano vivere civile è un quotidiano omicidio di massa, una quotidiana carneficina di dignità, uno spaventoso accumularsi di protesi tecnologiche che ci rendono ogni giorno più massificati e allo stesso tempo più isolati?

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contro la scienza, per la libertà

"Bisogna avere fiducia nella scienza dal punto di vista etico e della conoscenza perche' la sua finalita' non e'solo la scoperta del mondo che ci circonda, ma anche quello di guardare al futuro che ci minaccia."
Rita Levi Montalcini

I sostenitori degli O.G.M. sostengono che le loro "invenzioni" sono necessarie per sfamare il mondo, per dare una possibilita' a tutti, anche a coloro che vivono nei paesi del "Terzo Mondo". Purtroppo questi scienziati "benefattori" dimenticano che il mondo non e' quel sistema meccanico a cui l'hanno ridotto nelle loro menti. Non e' un asettico laboratorio nel quale si gioca a far tornare questo e quello in una realta' ricostruita apposta in modo piu' semplice, resa piu' misera, uniforme e prevedibile. Nel mondo esterno, quello vero, i conti della scienza tornano sempre meno, le sue verita' scricchiolano sempre di piu' a suon di morti. Si cerca di conseguenza di uniformare e controllare il mondo intero, dove non e' possibile si fa piazza pulita. Piu' estinzioni meno biodiversita'. Gli irreversibili danni sono solo per gli uomini e per la natura: per l'economia essi significano l'opportunita' di aprire nuovi mercati che le permetteranno, rinnovando le attivita', di proseguire la sua crescita e di andare avanti verso obiettivi sempre nuovi.

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confessione completa dei veri moventi del crimine commesso a Cirad il 5 giugno 1999

Voglio rendere espliciti i veri moventi, e dunque la mia piena responsabilita' politica, nella distruzione operata il 5 giugno 1999 delle chimere genetiche di Stato. Questa esposizione sara' anche un omaggio a Theodore Kaczinsky, pazzo di lucidita', sepolto vivo in una prigione high tech degli Stati Uniti d'America.
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Per non dimenticare: la resistenza del ghetto di Varsavia

SCRITTO TRATTO DALLA RIVISTA INSUREZZIONE (fine anni settanta) 
 
"Qualunque manifestazione autonoma del proletariato (per quanto inquinata da ideologie nazionaliste o democratiche come quella di Varsavia del 1944) suscita contro di sé l’offensiva unitaria del capitale mondiale, al di là dei conflitti stessi che in quel momento ne dividono le componenti. In genere è stata la frazione del capitale storicamente e militarmente perdente ad assumersi i compiti repressivi, benché in questo modo finisse per favorire la completa affermazione del suo concorrente. A sua volta, la frazione del capitale che si apprestava a imporre il proprio dominio ha sempre concesso in queste occasioni tregua e appoggi ai nemici che si accollavano lo sporco lavoro di sterminare migliaia di proletari.
Così, nel 1944, quando all’approssimarsi delle armate sovietiche, il proletariato di Varsavia insorge contro la occupazione tedesca, Hitler impegna il meglio delle proprie truppe per annientare la resistenza della città che dovrà ineluttabilmente abbandonare ai Russi poco tempo dopo, mentre Stalin blocca l’avanzata delle forze sovietiche per dare ai nazisti il tempo di completare la loro opera di morte. Ricordando Varsavia con la pubblicazione di questo articolo apparso anonimo su "Battaglia Comunista" del 1953-54, non vogliamo solo diffondere un documento sulla politica internazionale dello stalinismo, la cui tradizione e la cui pratica sono tuttora ben vive nei partiti e nei gruppi della sinistra. Vogliamo anche ricordare quale può essere il ruolo del pci e dei suoi sgherri gruppuscolari nei confronti del movimento rivoluzionario esistente oggi in Italia: quello di nemici implacabili, del tutto incuranti di aprire la strada ad altre forze ed ideologie del capitale, ed anzi tanto più zelanti nel soddisfare le proprie brame repressive, quanto più si avvicini, per loro stessi, il giorno della sconfitta e dell’emarginazione. [Nota redazionale d’"Insurrezione".]
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Contributo di una vicentina sulla lotta contro Dal Molin

Mi presento: sono Maria Teresa T. abito appena fuori Vicenza, proprio a fianco di una delle numerose basi militari USA, un tempo deposito di armi nucleari. Non sono iscritta a nessun partito, sono cattolica, sono sindacalista RdB CUB per passione. Lavoro e ho tre figli, faccio dunque parte di quel cospicuo gruppo di donne che con gran fatica riescono a conciliare il cosiddetto lavoro di cura, al lavoro fuori casa e ad una militanza non pagata e spesso molto difficile. (Continua)

Scontri in Cina in vista delle Olimpiadi 2008

2008, Olimpiadi in Cina. Riuscirà il regime cinese ad utilizzare i giochi per la propria propaganda, allo scopo di mostrarsi quale "banco capitalistico da lavoro del mondo" e garante di un ordine mondiale stabile? Molto dipende da come si svilupperanno le lotte sociali in Cina. (Continua)

contributo da genova sulla manifestazione No Dal Molin

Molto è già stato scritto su Vicenza ed è importante che l’appello lanciato da un gruppo di compagni per un confronto non sia caduto nel vuoto come troppo spesso accade. Questo è significativo del fatto che su Vicenza, intesa come tutto quello che il nome evoca (la base, la guerra, i modi per essere incisivi in determinati contesti, la manifestazione in sé ed in generale lo stare nelle strade, ….qualsiasi altra cosa ci si voglia leggere) si è creata la giusta tensione, un’attenzione che va nella direzione della svolta, non solo quella nel percorso della manifestazione, ma una svolta che possa essere determinante anche per quanto altro si muove su terreni che non devono restare relegati all’ambito delle nocività locali e/o della pace intangibile. (Continua)