16/12/2007: MILANO: PRESIDIO IN SOSTEGNO AGLI ERGASTOLANI IN LOTTA
Il 1° dicembre è iniziato uno sciopero della fame per l'abolizione
dell'ergastolo. Aderiscono, al momento, 737 prigionieri condannati
all'ergastolo (sul totale di 1230 circa) assieme a più di 8.000
prigionieri non-ergastolani, ai familiari e ai simpatizzanti. Alcuni
portano avanti lo sciopero a tempo indeterminato, fino alla morte se
dovesse occorrere, altri a rotazione settimanale.
La
lotta naturalmente non sarà né semplice né breve, dovrà perciò essere
sostenuta da iniziative per la cui scelta e riuscita il contributo di
tutti e in particolare dei prigionieri e dei loro familiari è
essenziale.
Il giorno 16/12 si è svolta presso la Libreria
Calusca di Milano un’assemblea che ha espresso la volontà di far uscire
questa lotta dal silenzio, farla conoscere a tutti e dar voce ai
prigionieri in sciopero della fame, allo scopo di estenderla e
rafforzarla.
A questo proposito l’assemblea ha indetto un presidio
mercoledì 19 Dicembre a Milano in piazza Cadorna dalle ore 17.30
IL CARCERE NON E’ LA SOLUZIONE MA PARTE DEL PROBLEMA
I compagni presenti all’assemblea
NOTE SUL REGOLAMENTO INTERNO CARCERARIO
Il carcere e il suo mondo
Un contributo sulla lotta degli ergastolani
Gli uomini e le donne che combattono e lottano vincono sempre anche quando perdono
Cent’anni fa andare sulla luna era un’utopia ed io ora sono convinto che il carcere non è necessario, il carcere non è la medicina, il carcere è il male e pure il carcere migliore è sempre un luogo di ingiustizia e sofferenza.
Carmelo Musumeci, dal carcere di Spoleto 18/11/07
Il 1° dicembre in numerose carceri di tutta Italia, avrà inizio uno sciopero della fame promosso da più di 700 ergastolani (fra i quali qualcuno ha scelto di protrarre la protesta fino alla morte), e da più di 7000 persone tra detenuti comuni, familiari e solidali, per ottenere l’abolizione dell’ergastolo.
Anche a Livorno, nel carcere delle Sughere, 15 detenuti aderiranno a questo sciopero che denuncia come l’ergastolo non sia altro che una pena di morte diluita nel tempo, e per questo ancora più crudele ed ipocrita.
Un detenuto ha scritto:
In Italia esiste il burka che nasconde i volti ed i cuori dei vendicatori attraverso la pena chiamata ergastolo. Il popolo che vuole la vendetta non assiste alla morte del reo e si protegge la coscienza attraverso le mura altissime delle carceri italiane. Di fatto di ergastolo si muore mentre l’Italia si staglia a paladina della moratoria della pena di morte internazionale.
Siamo solidali a questa lotta in quanto nata dalla volontà dei detenuti stessi di lottare in prima persona e di ribellarsi ad una realtà che li vuole sottomessi automi, morti viventi senza più neanche la consapevolezza di essere vivi.
Al tempo stesso siamo consapevoli di come una semplice riforma del sistema carcerario, sebbene possa migliorare considerevolmente la condizione di chi si trova sequestrato al suo interno, non possa cancellare le sofferenze, le torture, l’isolamento che il carcere rappresenta e il significato che da sempre questa struttura totale e totalizzante riveste nella società : un carcere più umano è sempre un carcere, luogo di contenimento del dissenso e di violenza legalizzata e la sua sola esistenza continuerà ad essere funzionale a chi sta al potere, e a rappresentare una soluzione populista alle diverse emergenze securitarie, costruite ad hoc per ogni occasione e stagione, avvallandole.
Il carcere non è altro se non strumento di controllo ed oppressione, usato per reprimere, isolare, annullare ogni espressione di malessere generato dalle condizioni di prevaricazione e sfruttamento che dominano questo sistema, ed è la forma che da sempre assume il potere per tutelare gli interessi di pochi.
Esprimiamo quindi la nostra solidarietà a questa lotta e desideriamo rompere il muro di silenzio creato attorno al carcere e ai detenuti, portando il carcere in città, davanti agli occhi di una società da troppo tempo indifferente alle brutalità che dentro ad esso ogni giorno si consumano.
Per chiunque voglia inviare un suo contributo scritto, un pensiero, una lettera, può scrivere alla seguente casella postale:
CP 351
Livorno Centro
Cap 57123
Presidio di solidarietà
Domenica 2 Dicembre ore 14.30
Carcere delle Sughere, Livorno
Solidali con gli ergastolani in lotta
ALL'ARIA APERTA -note su repressione e dintorni
«Dobbiamo abbandonare ogni modello, e studiare le nostre possibilità»
E. A. Poe
Le note che seguono nascono da un’esigenza: quella di riflettere assieme sulla situazione attuale al fine di trovare il filo di una prospettiva possibile. Esse sono il frutto di diverse discussioni in cui si sono mescolati il bilancio critico di esperienze passate, l’insoddisfazione per le iniziative di lotta in corso e la speranza per le potenzialità esistenti. Non sono la linea di un gruppo in competizione con altri, né sottendono la pretesa e l’illusione di riempire i vuoti — di vita e di passioni progettuali — con l’accordo più o meno formale su alcune tesi. Se conterranno critiche spiacevoli non è per il gusto fine a se stesso di muoverle, bensì perché credo sia urgente dirsi anche le cose spiacevoli. Come tutte le parole di questo mondo, esse avranno un’eco solo in chi avverte un’esigenza simile. Insomma, una piccola base di discussione per capire cosa si può fare, e con chi.
Sappiamo per esperienza che una delle forze maggiori della repressione è quella di seminare confusione e d’instillare sfiducia negli altri non meno che in se stessi, oppure di determinare chiusure identitarie e sospetti più o meno paralizzanti. In questo senso, prima si approfondiranno certi problemi, meglio sarà. Si preparano anni difficili che scuoteranno non poche delle nostre abitudini pratiche e mentali. Se è vero che il pregiudizio più pericoloso è quello di pensare di non averne, mi piacerebbe tuttavia che queste note venissero criticate per quello che dicono, senza letture preconcette. Un simile desiderio ne spiegherà il tono e persino lo stile. (Continua)
1 DICEMBRE CON GLI ERGASTOLANI IN LOTTA
Ci siamo! La data del 1° dicembre dell’inizio dello sciopero della fame per l’abolizione dell’ergastolo è vicina.
Digiuniamo, e alcuni di noi lo faranno a oltranza, perchè l’ergastolo non funziona, non è un deterrente, alimenta il male ed è ingiusto. Se in un paese c’è troppo crimine spesso non è colpa del criminale ma nella maggioranza dei casi è colpa dello Stato. Il momento non è dei più propizi: cresce la richiesta di lotta alla criminalità confusa con migranti e poveri ma che abbiamo da perdere? È ovvio che non otterremo un granchè ma gli uomini e donne che combattono e lotano vincono sempre anche quando perdono. L’ergastolano può perdere la speranza, molti l’hanno già persa, ma alcuni non perderanno mai la forza di lotare. Fra gli ergastolani in questo periodo tira un’aria diversa, non siamo più complici silenziosi e supini dei nostri guardiani. Molti di noi sono dentro, senza mai uscire, da 20/30 anni: il tempo passa, i primi anni di carcere non ci fai molto caso, continui a pensare che tanto c’è sempre tempo, ma ora ci siamo svegliati perchè abbiamo visto che di tempo non nè abbiamo più. Vogliamo realizzare da soli, con le nostre forze, le nostre speranze e per questo alcuni di noi sono disposti a morire di fame. La lotta mantiene giovani e vivi, siamo stanchi di invecchiare senza fare nulla, vogliamo semplicemente sapere quando finiremo la nostra pena. Anche noi siamo per la certezza della pena ma non ci fermiamo solo qui siamo anche per la certezza della fine pena. Anche noi ergastolani vogliamo un calendario nella cella per segnare con una crocetta i giorni, i mesi, gli anni che passano. Non si può essere responsabili per sempre: qualsiasi cosa dovrebbe avere un inizio e una fine. La legge viene dal greco nomos: distribuire, ordinare e misurare, ma come si fa a misurare l’ergastolo? L’ergastolo non ha nessuna funzione, è la vendetta dei forti, dei vincitori, della moltitudine. Probabilmente la maggioranza politica e quella del paese è contraria all’abolizione dell’ergastolo ma la storia è piena di maggioranze che sbagliano. Essere in molti non significa di per se che si abbia ragione. Gli ergastolani hanno pensato: che se continuano a non fare nulla, se continuano solo a mangiare non avranno mai un domani. Gli ergastolani hanno penato: che non sanno più chi sono, dove sono nè dove vanno, non hanno nessun domani, hanno solo un passato che non passa e corrono con la morte per la morte. Gli ergastolani hanno scritto:
-adesso davanti a noi abbiamo la prova più difficile, voglia il diavolo che l’impegno e le soffeenze che ci aspettano vengano in qualche modo ripagate. Ti immagini se tutti gli ergastolani sciopereranno insieme a noi a oltranza che casino scoppierebbe in questo sporco paese! Maledette zucche vuote, questa è un’occasione più unica che rara per ottenere qualcosa di concreto e molti invece pensano alla loro inutile integrità fisica. Eppure, visti i tempi che corrono è facile prevedere che con questo sistema le probabilità maggiori che abbiamo sono quelle di uscire da un loculo di ferro e cemento per entrare subito dopo in uno di legno.
-la speranza per gli ergastolani non esiste, la speranza per noi è la lotta.
-pensa, se ci va bene e muoriamo di fame, t’immagini come si incazzano gli altri detenuti che ci vedono uscire prima di loro. In bocca al lupo a tutti.
-chi ha commesso un reato non deve soffocare troppo tempo nel fango di una prigione dove con il passare del tempo non
ha più la forza di alzarsi in piedi.
Gabriel Pombo da Silva scrive: -...Bisogna fare quello che si deve fare: con coraggio, sentimenti, con la testa... se oggi non iniziamo a vivere quello che la nostra coscienza ed i nostri cuori ci dicono, quando lo faremo? Se oggi non cominciamo a essere liberi, di quale libertà potremmo parlare?... se oggi non lottiamo per noi stessi e per quelli che sono nella stessa o simile condizione, non potremmo mai parlare di amore o vita o libertà senza sentirci dentro cinici e miserabili come chi ci opprime...
Carcere di Spoleto, Carmelo Musumeci novembre 2007
Cassa Anarchica di Solidarietà Anticarceraria, via dei messapi 51 Latina