Los Angeles 92 - no justice, no peace - violent revolt

L'ANTECEDENTE
Il 4 marzo scorso [1992], le principali reti televisive americane trasmettevano un significativo filmato che mostrava quattro agenti bianchi in borghese del Dipartimento di polizia di Los Angeles intenti a infierire brutalmente con bastoni, manici di pistola e calci sul giovane nero Rodney King che giaceva esangue a terra vicino ad un'auto.
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Per un confronto sulla lotta per l'abolizione dell'ergastolo

Ci siamo riuniti per discutere i limiti e le potenzialità della lotta per l'abolizione dell'ergastolo in modo da poter rilanciare con più efficacia la critica al carcere in tutte le sue forme.
Scriviamo per ribadire la rilevanza che ha avuto questa lotta, organizzata autonomamente dai detenuti all'interno delle carceri, fatto per noi estremamente importante. Per la prima volta dopo molti anni è nata una lotta che ha unito diverse parti della popolazione carceraria e un movimento di supporto esterno. Si è dato vita ad un coraggioso momento di rottura nell'attuale clima di esaltazione della punizione e della galera come soluzione dei problemi della società.
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[Milano] Assemblea Pubblica contro il Razzismo e l'unità tra lavoratori Immigrati e Italiani

Siamo un gruppo di immigrati e antirazzisti milanesi e abbiamo deciso di organizzarci per contrapporci alla campagna razzista che governo, partiti (di centrodestra, centro-sinistra) e mass-media portano avanti.
Vogliamo innanzitutto contrastare gli effetti concreti che questa campagna sta producendo: famiglie rimpatriate, lavoratori (in regola o in nero) licenziati, baraccopoli dei rom sgomberate o date alle fiamme, donne e uomini aggrediti da bande fasciste.
Contro tutto questo, è necessario sviluppare la massima unità e solidarietà dal basso: l’unico approccio vincente è quello di partire dagli interessi generali dei lavoratori (qualsiasi colore della pelle abbiano) e di tutti gli sfruttati.

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Per non dimenticare: la resistenza del ghetto di Varsavia

SCRITTO TRATTO DALLA RIVISTA INSUREZZIONE (fine anni settanta) 
 
"Qualunque manifestazione autonoma del proletariato (per quanto inquinata da ideologie nazionaliste o democratiche come quella di Varsavia del 1944) suscita contro di sé l’offensiva unitaria del capitale mondiale, al di là dei conflitti stessi che in quel momento ne dividono le componenti. In genere è stata la frazione del capitale storicamente e militarmente perdente ad assumersi i compiti repressivi, benché in questo modo finisse per favorire la completa affermazione del suo concorrente. A sua volta, la frazione del capitale che si apprestava a imporre il proprio dominio ha sempre concesso in queste occasioni tregua e appoggi ai nemici che si accollavano lo sporco lavoro di sterminare migliaia di proletari.
Così, nel 1944, quando all’approssimarsi delle armate sovietiche, il proletariato di Varsavia insorge contro la occupazione tedesca, Hitler impegna il meglio delle proprie truppe per annientare la resistenza della città che dovrà ineluttabilmente abbandonare ai Russi poco tempo dopo, mentre Stalin blocca l’avanzata delle forze sovietiche per dare ai nazisti il tempo di completare la loro opera di morte. Ricordando Varsavia con la pubblicazione di questo articolo apparso anonimo su "Battaglia Comunista" del 1953-54, non vogliamo solo diffondere un documento sulla politica internazionale dello stalinismo, la cui tradizione e la cui pratica sono tuttora ben vive nei partiti e nei gruppi della sinistra. Vogliamo anche ricordare quale può essere il ruolo del pci e dei suoi sgherri gruppuscolari nei confronti del movimento rivoluzionario esistente oggi in Italia: quello di nemici implacabili, del tutto incuranti di aprire la strada ad altre forze ed ideologie del capitale, ed anzi tanto più zelanti nel soddisfare le proprie brame repressive, quanto più si avvicini, per loro stessi, il giorno della sconfitta e dell’emarginazione. [Nota redazionale d’"Insurrezione".]
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Come licenziare il vostro padrone

Lavorare per vivere è un oltraggio ben noto a chiunque abbia mai lavorato. La Democrazia, il grande principio sul base del quale la società americana è presuntamente fondata, è cacciata dalla finestra non appena timbriamo il cartellino al lavoro. Senza il diritto di decidere cosa produrre, o di come quella stessa produzione è organizzata, e solo con una piccola quota del valore di quel prodotto che trova la strada nei nostri salari, abbiamo tutti i diritti di essere incazzati con i nostri padroni.   
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La peste. Capitalismo + droga = genocidio di Michael Cetewavo Tabor

INTRODUZIONE
Michael Cetewavo Tabor è uno del gruppo delle ventuno Pantere di New York.
Ha ventitre anni, e con altre Pantere di New York è accusato, nel processo affidato al giudice John ‘Faccia di merda’ Murtagh, di aver cospirato per assassinare dei poliziotti, far saltare i Botanical Gardens, grandi magazzini e linee ferroviarie. La più grande montatura nella storia di New York. Per cinque anni, e cioè dall’età di tredici a quella di diciotto, mentre viveva ad Harem dove era nato, Tabor fu schiavo dell’eroina, la Peste. A tredici anni, ‘disperato e depresso’, cominciò a drogarsi. ‘Per sfuggire alla orribile realtà della vita del ghetto’, egli entrò a far parte della ‘Società della Nona Nuvola’.
In questo saggio, scritto in prigione, egli ci parla dell’eroina, di che cosa significa diventarne schiavi. Egli descrive il mondo come il drogato stesso lo vede. Ma, cosa ancora più importante, descrive la Peste dal punto di un rivoluzionario. Egli collega il problema della droga con lo sfruttamento capitalistico, l’oppressione razziale, la mafia, i poliziotti nella colonia, il tentativo dei neri di evadere dalla realtà e di autodistruggersi. E ci parla della soluzione-rivoluzione, dei fondamentali mutamenti che sono indispensabili per spazzare via la Peste dalle città di Babilonia.
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I briganti di Pianura

BASTARDI ASSASSINI

"Per la politica e il Paese non siamo mai esistiti"

Gli operai di Torino
diventati invisibili


TORINO - "Turno di notte vuol dire che monti alle 22. Sono abituato. Quel mercoledì sera, il 5 dicembre, sono arrivato come sempre un quarto d'ora prima, ho posato la macchina, ho preso lo zainetto e sono entrato col mio tesserino: Pignalosa Giovanni, 37 anni, diplomato ragioniere, operaio alla Thyssen-Krupp, rimpiazzo, cioè jolly, reparto finitura. Salgo, guardo il lavoro che mi aspetta per la notte e vedo che ho solo un rotolo da fare".
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Bello come una prigione che brucia

(estratto)

 

Bello come una prigione che brucia
di Julius van Daal


Titolo originale: Beau comme une prison qui brûle, L'Insomniaque, Paris 1994
Traduzione dal francese di Gabriele Pagella
Edizione italiana a cura di: 415, Corso Re Umberto 17, 10121 - Torino, 1998

     
testo integrale qui: http://cosmos.homelinux.net/daal.html

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09/01/2008: Cesena: incontro anticarcerario il 12 gennaio

In seguito alla cessazione dello sciopero della fame degli ergastolani, proponiamo un incontro tra le realtà che negli ultimi mesi hanno sviluppato un discorso di critica radicale al carcere, contro la differenziazione, l'isolamento e a sostegno delle lotte dei detenuti. Riteniamo importante una valutazione degli strumenti di solidarietà verso i reclusi in lotta a dicembre; un confronto per evidenziare le prospettive future di supporto e azione a lotte autogestite nei vari luoghi di reclusione; delle considerazioni riguardo al panorama repressivo odierno e sue possibili svolte, quali la costruzione di nuove carceri.

L'incontro si terrà al Confino squat, sabato 12 gennaio 2008, dalle ore 14.00 (puntuali e non ritardi romani).
A seguire cenone e concerto benefit in solidarietà ai compagni arrestati a Bologna lo scorso 13 ottobre.


Al Confino
via prov.le Cervese 1818, 47020 Pontecucco, Cesena (FC)

Maggiori informazioni sullo sgombero del Confino e su come arrivare: http://www.contrastohc.com/al_confino.asp

compagni e compagne contro il carcere e la società che lo crea

acrati@yahoo.it

contro la selezione

Ai fini della crescita culturale di un individuo che vuole studiare non c’è alcuna
ragione perché l’insegnamento debba essere accompagnato da prove selettive. Le ragioni
della selezione stanno invece nelle esigenze del mondo produttivo, il quale richiede attestati
che comprovino il vero valore di mercato di un aspirante lavoratore. In un mondo in cui ogni
cosa è ridotta a merce, ogni rapporto sociale è impostato come rapporto di mercato, il sistema
deve poter assegnare un prezzo ad ogni input che entra nel processo produttivo. Tra i vari
input, il lavoro è di certo quello più difficile da valutare e da controllare. Perciò le imprese
vogliono sapere con esattezza quanto vale ciascun lavoratore, come condizione necessaria per
poter calcolare quanti saranno i profitti derivanti dal suo impiego. E per stabilire il corretto
valore di mercato di un lavoratore è necessario impedire a monte che gli individui meno
produttivi possano mischiarsi con quelli più produttivi. Questa è la vera ragione economica
della selezione nello studio.
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Contributo di una vicentina sulla lotta contro Dal Molin

Mi presento: sono Maria Teresa T. abito appena fuori Vicenza, proprio a fianco di una delle numerose basi militari USA, un tempo deposito di armi nucleari. Non sono iscritta a nessun partito, sono cattolica, sono sindacalista RdB CUB per passione. Lavoro e ho tre figli, faccio dunque parte di quel cospicuo gruppo di donne che con gran fatica riescono a conciliare il cosiddetto lavoro di cura, al lavoro fuori casa e ad una militanza non pagata e spesso molto difficile. (Continua)

Contro la creative class

Immaginate un Millennium People senza Chelsea Marina, metropoli multiculturali senza la radicalità dei conflitti. Immaginate un ceto medio, creativo, in espansione e alla ricerca di riconoscimento, in una società che (fortunatamente, lasciateci aggiungere) riduce il lavoro di fabbrica, ma (purtroppo) ha seppellito la lotta di classe. (Continua)