La peste. Capitalismo + droga = genocidio di Michael Cetewavo Tabor

INTRODUZIONE
Michael Cetewavo Tabor è uno del gruppo delle ventuno Pantere di New York.
Ha ventitre anni, e con altre Pantere di New York è accusato, nel processo affidato al giudice John ‘Faccia di merda’ Murtagh, di aver cospirato per assassinare dei poliziotti, far saltare i Botanical Gardens, grandi magazzini e linee ferroviarie. La più grande montatura nella storia di New York. Per cinque anni, e cioè dall’età di tredici a quella di diciotto, mentre viveva ad Harem dove era nato, Tabor fu schiavo dell’eroina, la Peste. A tredici anni, ‘disperato e depresso’, cominciò a drogarsi. ‘Per sfuggire alla orribile realtà della vita del ghetto’, egli entrò a far parte della ‘Società della Nona Nuvola’.
In questo saggio, scritto in prigione, egli ci parla dell’eroina, di che cosa significa diventarne schiavi. Egli descrive il mondo come il drogato stesso lo vede. Ma, cosa ancora più importante, descrive la Peste dal punto di un rivoluzionario. Egli collega il problema della droga con lo sfruttamento capitalistico, l’oppressione razziale, la mafia, i poliziotti nella colonia, il tentativo dei neri di evadere dalla realtà e di autodistruggersi. E ci parla della soluzione-rivoluzione, dei fondamentali mutamenti che sono indispensabili per spazzare via la Peste dalle città di Babilonia.
 (Continua)