RAZZISMO E ANTIRAZZISMO

Quello che passa per antirazzismo è in genere una pura esercitazione retorica. Questa retorica è incapace non solo di attaccare concretamente le pratiche e i rapporti razzisti, ma anche di criticare alla radice la stessa teoria del razzismo Quest'ultima, infatti, da ormai trent'anni ha per lo più abbandonato, vista la loro palese impresentabilità, la nozione di "razza" e il riferimento alla biologia. Parla ormai di etnie e di culture e non afferma la superiorità di alcune sulle altre, ma la loro incommensurabile differenza. In un misto di falso anticapitalismo (con la denuncia dell'immancabile "mondialismo finanziario" distruttore delle tradizioni), di indipendentismo (in nome dell' "autodeterminazione dei popoli") e di separatismo (contro il "meticciato culturale"), si oppone all'immigrazione. Ogni "incrocio" viene visto come impossibile in quanto gli individui non possono sottrarsi alla propria cultura, la quale viene così ad essere un elemento ereditario, naturale. Ogni popolo (sempre sinonimo di "comunità nazionale") deve stare sulla propria terra per conservare la specificità delle proprie tradizioni. L'ideale, per questi nuovi razzisti, è l'apartheid. (Continua)

"SÌ, MA COSA VOLETE IN FONDO?"

Non chiederci la formula

che mondi possa aprirti

sì qualche storta sillaba

e secca come un ramo.

Codesto solo oggi

possiamo dirti,

ciò che non siamo

ciò che non vogliamo.

  

Eugenio Montale    (Continua)

LA NAVE DEI FOLLI

C’era una volta una nave comandata da un capitano e dai suoi secondi, così vanitosi della loro abilità di manovra, così pieni di hybris e talmente imbevuti di sé da diventare folli. Fecero rotta verso nord, navigarono così a lungo da incontrare iceberg e pezzi di banchisa, ma continuarono a navigare in quella direzione, in acque sempre più pericolose, al solo scopo di procurarsi occasioni per gesta marinare sempre più brillanti.

Mentre il battello raggiungeva latitudini via via più elevate, i passeggeri e l’equipaggio erano sempre meno a proprio agio. Cominciarono a litigare e a lamentarsi delle proprie condizioni di vita. (Continua)

Né la loro guerra né la loro pace

La guerra non viene più dichiarata, ma proseguita.

L'inaudito è divenuto quotidiano.

Il soldato resta lontano dai combattimenti.

Il debole  è trasferito nelle zone del fuoco.

L'eroe oggi non indossa divise.

Si contraddistingue per la diserzione dalle bandiere,

per il valore di fronte all'amico,

per il tradimento di segreti obbrobriosi e l'inosservanza di tutti gli ordini.

 (Continua)