A PROPOSITO DELLA MANIFESTAZIONE DI VICENZA DEL 15/12/07
L'obiettivo della lotta di Vicenza è senza dubbio uno dei più importanti che ci siano in questo momento. Impedire la costruzione della più grande base militare USA in Europa avrebbe un'enorme ricaduta sull'antimilitarismo in Italia e non solo. Per questo pensiamo che la battaglia No Dal Molin non debba essere lasciata al riformismo e ai giochi politici. Spostare – come sta avvenendo – la lotta dalla strada ai tavoli istituzionali con la richiesta di una moratoria ci sembra inaccettabile. Primo, perché in tal modo non si fermerà nessuna base; secondo, perché legittimando ancora come interlocutori i parlamentari della "sinistra critica" si aprono loro le porte del recupero istituzionale. Dopo aver votato tutte le operazioni militari, dopo aver detto "Sì" a tutte le nocività (TAV, rigassificatori, inceneritori, ecc.), dopo aver accettato quell'insieme di leggi razziali che chiamano "pacchetto sicurezza", ora costoro promettono, pur di non sparire, la sospensione dei lavori al Dal Molin. Invece di allontanarli dalla lotta, è a loro che ci si rivolge. A febbraio, infatti, c'era stato l'appello a non portare al corteo le bandiere di partito. Ora no. Se chiedi qualcosa, non sei certo nella posizione di rivendicare un'intransigente autonomia. (Continua)
Che fare?
Che
fare?
Rapine
dovunque
Sarà una semplice coincidenza, ma è significativo che una così violenta ondata di criminalità si sia scatenata proprio in queste ultime settimane, sin da quando il governo è entrato in crisi e sono state sciolte le camere. La schiuma più audace e più vistosa di quell'ondata rivoluzionaria è rappresentata dalle rapine a mano armata. (Continua)