Dichiarazione pubblica di un compagno al processo dei 25 di Genova

Innanzitutto vorrei fare una breve premessa: in quanto anarchico, ritengo i concetti borghesi di colpevolezza o innocenza totalmente privi di significato.
La decisione di voler dibattere in un processo di “azioni criminose” che si vogliono imputare a me e ad altre persone, e soprattutto l’esprimere qui le idee che caratterizzano il mio modo di essere e di percepire le cose, potrebbe essere oggetto di valutazioni sbagliate: è necessario quindi precisare da parte mia che lo spirito con cui rilascio questa dichiarazione, dopo anni di spettacolarizzazione mediatica dei fatti di cui si dibatte qui dentro,è quello in cui anche la voce di qualche imputato si faccia sentire. Con questo breve intervento comunque non cerco né scappatoie né giustificazioni: per me sarebbe assurdo anche il fatto che la corte decida che sia legittimo rivoltarsi non spetta ad essa. (Continua)

16/12/2007: MILANO: PRESIDIO IN SOSTEGNO AGLI ERGASTOLANI IN LOTTA

Il 1° dicembre è iniziato uno sciopero della fame per l'abolizione dell'ergastolo. Aderiscono, al momento, 737 prigionieri condannati all'ergastolo (sul totale di 1230 circa) assieme a più di 8.000 prigionieri non-ergastolani, ai familiari e ai simpatizzanti. Alcuni portano avanti lo sciopero a tempo indeterminato, fino alla morte se dovesse occorrere, altri a rotazione settimanale.
La lotta naturalmente non sarà né semplice né breve, dovrà perciò essere sostenuta da iniziative per la cui scelta e riuscita il contributo di tutti e in particolare dei prigionieri e dei loro familiari è essenziale.

Il giorno 16/12 si è svolta presso la Libreria Calusca di Milano un’assemblea che ha espresso la volontà di far uscire questa lotta dal silenzio, farla conoscere a tutti e dar voce ai prigionieri in sciopero della fame, allo scopo di estenderla e rafforzarla.

A questo proposito l’assemblea ha indetto un presidio
mercoledì 19 Dicembre a Milano in piazza Cadorna dalle ore 17.30

IL CARCERE NON E’ LA SOLUZIONE MA PARTE DEL PROBLEMA

I compagni presenti all’assemblea

Autorganizzazione e spazi sociali

Controllo urbano e occupazione di luoghi collettivi

   

IL RAPPORTO TRA SPAZI sociali ed autorganizzazione è indissolubile.

In un mondo che ha sottomesso ogni metro quadrato di terra e di mare alla legge dell'economia di mercato e di conseguenza ad un controllo sociale sempre più capillare, un'idea come quella autogestionaria, basata sull'autorganizzazione dell'attività umana, non trova spazio se non ponendosi in aperto conflitto con la realtà.

La maggioranza di noi vive, ma sarebbe più verosimile dire sopravvive, in pochi metri quadrati di cemento - gentilmente offerti a prezzi esorbitanti dagli imperi dell'immobile - e trascorre gran parte del suo tempo in ambienti artificiali e malsani come le fabbriche, i magazzini, le scuole, gli ospedali, gli ipermercati. Anche il "tempo libero" è costretto in vicoli ciechi: dal bar al parco giochi, dal viaggio organizzato nel villaggio-vacanze alla discoteca, nulla esula dallo strapotere del denaro. (Continua)

Pensieri sulle città

Il progresso non distrugge mai così a fondo come quando costruisce.

Quella degli spazi è un 'esigenza eminentemente politica. I luoghi in cui viviamo condizionano il modo in cui viviamo e, inversamente, i nostri rapporti e la nostra attività modificano gli spazi della nostra vita. Si tratta di un'esperienza quotidiana eppure sembriamo incapaci di tirarne la minima conseguenza. Basta passeggiare in una qualsiasi città per capire qual è la miseria del nostro modo di vivere. Quasi tutti gli spazi urbani rispondono a due esigenze: il profitto e il controllo sociale. Sono luoghi di consumo organizzati secondo le regole sempre più strette dì un mercato in continua espansione: il mercato della sicurezza. Il modello è quello del centro commerciale, uno spazio collettivo privatizzato, sorveglialo da uomini e strumenti forniti da apposite agenzie. Nel centro commerciale, una socialità sempre più "personalizzata " è costruita attorno al consumatore e alla sua famiglia: ormai, in questi locali al neon si può mangiare, giocare con i figli, leggere, eccetera. Che si tratti di una terrificante illusione di vita lo si scopre entrandoci senza soldi. (Continua)