introduzione

Anche soltanto per vedere bisogna riuscire a togliersi dagli occhi la sabbia che di continuo vi sparge il presente.

Hugo Von Hofmannsthal

 

Sabbia. Ecco cosa offusca la nostra vista, facendoci vivere in una fantasmagoria in cui tutto sembra vivo e nulla è reale. Ci perdiamo in un rapido alternarsi di immagini stranamente vivide e attraenti, facendoci trasportare dal loro potere ipnotico. Quella che dobbiamo raccontare non è forse una storia di fantasmi, di ombre scambiate per prede, di specchi deformanti considerati occhiali della verità? E lo è stata fin dall’inizio.

Pensiamo al neoliberismo contro cui lanciano i propri strali le anime belle della sinistra. Anziché criticare l’organizzazione sociale che riduce l’essere umano a merce e pone l’universo e la vita agli ordini dell’economia, ci si lamenta per un dettaglio della sua politica. In sé il neoliberismo non fa altro che abbattere le frontiere nazionali per facilitare l’espansione planetaria del mercato. Battersi per mantenere queste frontiere significa battersi per un capitalismo su scala ridotta, un capitalismo locale, possibilmente dal volto umano, dove la classe dominante indigena non venga scavalcata da quella transnazionale. Come a dire, abbasso le multinazionali straniere perché fanno chiudere le piccole e medie imprese nostrane. È solo questo che desideriamo, consumare merci prodotte sotto casa?

E che dire dei vertici dei potenti della Terra? Appuntamenti mediatici, in cui nulla di concreto viene stabilito giacché chi vi partecipa si limita a formalizzare e a rendere pubbliche decisioni già prese altrove. Il loro susseguirsi nello spazio e nel tempo è solo l’ipocrita risposta alle domande di trasparenza e di eguaglianza che si alzano da più parti. Come se, incontrandosi spesso e dappertutto, i «nostri» rappresentanti intendano dimostrare che non esiste nessuna politica prestabilita, nessun centro direttivo, che tutto è sempre aperto: basta mettersi in fila, farsi avanti e discutere civilmente. Laddove è noto da tempo che non è più questione di se, ma solo di quando e come.

La stessa evanescenza affligge anche i controvertici, in tutte le loro manifestazioni. Dopo lo spettacolo dell’esercizio del potere, non poteva mancare lo spettacolo della contestazione al potere — magari sotto forma di invasione della «zona rossa». A questo ameno attivismo militante si dedicano i vari racket cattolici o di sinistra che seguono gli spostamenti dei capi di governo e dei loro ministri come il cane segue il proprio padrone, cercando in tutti i modi di attirarne l’attenzione. Come se il dominio non fosse espressione dei rapporti sociali ma dipendesse dalla volontà di otto uomini di Stato, su cui occorre per questo esercitare una certa pressione. Come se bastasse sedere a quel tavolo, o farci finire sopra la relazione giusta, per porre fine allo sfruttamento e all’insensatezza dell’esistenza umana. (Continua)

Le ruggini ingabbiate/I coglioni arrabbiati di Benjamin Peret

Poesie e scritti erotici liberi da qualsiasi tipo di autocensura 

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EMILE HENRY, Aforismi

Raccolta di pensieri politici ed esistenziali dell'anarchico Emile Henry, fautore della propaganda col fatto 

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ANARCHICI SULLO SCHERMO

da un bollettino del CIRA di Losanna, una lista di film che hanno a che vedere con gli anarchici e l'anarchia. Se avete qualche film da suggerire, aggiungete il titolo nei commenti

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Primo anarchico ad essere rappresentato sullo schermo, Léon Czolgosz non più vivente, non si vede che un attore sulla sedia elettrica in Execution of Czolgosz with panorama of the prison, senza dubbio uno dei primi "docu-drama" del cinema, nel 1901. Da allora, l'anarchismo e gli anarchici sono stati presentati o evocati in più di mille film. Il CIRA ha costituito dossier e una base di donazioni che non domanda che di arricchirsi ancora. Questo bollettino presenta i principali film, documentari, fiction o serie televisive, che possono interessare il pubblico d'oggi. Molti di questi titoli sono sfortunatamente introvabili o comunque non sono stati reperiti fino ad oggi. Più di 300 videocassette sono conservate al CIRA, di qualità variabile; possono essere consultati unicamente sul posto. Fortunatamente, centri di ricerca e singoli hanno iniziato a editare e a trasferire su DVD i documentari, cioè su supporti più durevoli. Resta un grande lavoro da fare per costruire una filmografia e una cineteca sull'anarchismo. Ricordiamo infine che, se abbiamo, in genere, potuto compilare le schede tecniche dei film (anche se, a volte, da fonti discutibili), non siamo in grado di dare indicazioni sulla distribuzione nei diversi paesi o sulle versioni commercializzate. Il lavoro pionieristico di Pietro Ferrua (Anarchists in film, 1980), che continua a fare ricerche e ad animare il festival di Portland, nell'Oregon, ha incoraggiato il nostro lavoro. Un primo opuscolo del CIRA è stato pubblicato nel 1984 e conteneva meno di cento titoli... Gli sviluppi tecnici recenti hanno favorito la realizzazione di documentari (di qualità varia) e l'accesso all'informazione. Una rete di contatti si è stabilita a livello internazionale: indispensabile, perché sappiamo bene che le nostre schede sono lontane dall'essere complete. Grazie a coloro che ci hanno dato informazioni e cassette. Una raccolta di articoli. commentari e opinioni è in preparazione. Tutti i contributi sono i benvenuti!

Marianne Enckell, Losanna Eric Jarry, Parigi (Continua)

"Il mondo della scuola" da Esclusi ed inclusi (1985) di A.M. Bonanno

Sono ormai finiti i tempi in cui la scuola si poteva considerare un sistema chiuso, con problemi suoi, che si dovevano portare fuori per inserirli in un contesto più ampio (quartiere, fabbrica, ecc...). Adesso la scuola è proiettata in pieno nelle contraddizzioni generali del conflitto sociale. Solo che pur essendosi proiettata di fatto, non è detto che gli studenti (e i professori ) siano coscenti e compartecipi di questa realtà.

In pratica la scuola assolve a ben precise funzioni che si vanno sempre di più adeguando alle realtà produttive.

1)      Qualificazione. La funzione di produrre capacità lavorativa qualificata si è ridotta moltissimo in quanto il sistema produttivo non ha più bisogno di specializzazioni verticali, caratterizzate da alte qualificazioni e scarse capacità di adattamento, ma, al contrario ha bisogno di specializzazioni orizzontali, con gente  che sappia fare un gran numero di cose, scarsamente qualificate, e quindi abbia una maggiore disponibilità ad adattarsi a cambiare lavoro o anche a vivere alungo semplicemente cercando lavoro.

2)      Indeterminazione dei contenuti insegnati. In sostanza i contenuti culturali della qualificazione sono sempre disponibili e, dato il notevole progresso scientifico, a tutti i livelli, esistono strumenti molto accessibili per il travaso di questi contenuti( ad esempio, libri di testo, audiovisivi, computer, film, registrazioni, ecc…). Solo che il passaggio non avviene e, quando avviene, si realizza in modo parziale. Il contesto generale non è stimolante. Gli insegnanti non sono, a loro volta, sufficientemente qualificati. Inoltre, si rendono conto che non esistono sbocchi operativi ai loro sforzi. Da qui una riduzione anche dello sforzo minimo di trasmettere questi contenuti culturali che, pure, sarebbero disponibili. Ne risulta una generale depauperizzazione culturale della scuola, la quale corrisponde al bisogno del capitale di costruire una massa di esclusi con minori contenuti culturali a disposizione.

3)      Mentalità democratica. E’ una funzione “nuova” del sistema educativo. Un individuo per essere flessibile, adattabile, mobile, non può essere educato autoritariamente. Deve imparare a partecipare fin dalla più tenera età. Da ciò il largo uso di processi assembleari e la scomparsa della vecchia concezione autoritaria e nozionistica.

4)      Contributo alla soluzione del problema occupazionale. Consiste nel tentativo di indirizzare “preventivamente” la futura mano d’opera verso i settori che correranno meno il rischio di disoccupazione. Ciò non tanto facendo ricorso ai “numeri chiusi” nelle facoltà o nelle scuole superiori, ma, semplicemente, sviluppando una diversa ideologia e una scala di valori modificata rispetto alle tradizionali ripartizioni dell’attività umana.

5)      Tutela sociale. La scuola riduce la tensione e i conflitti sociali semplicemente fermando la potenziale futura pressione sui livelli occupazionali, dentro un’istituzione che diventa cosi una specie di parcheggio.

6)      Produrre consenso. La scuola impiega vari processi per realizzare questo scopo. Alcuni hanno natura “oggettiva”, cioè vengono realizzati semplicemente perché la scuola è diventata obbligatoria fino ad una certa età ( ciò, come abbiamo visto, comporta notevoli benefici per il capitale). Altri sono proprio voluti e programmati. Questi ultimi sono:

a)      valutazione positiva del modello culturale capitalista attraverso la rielaborazione dei concetti di risparmio, lavoro, proprietà, famiglia, Dio, Stato, ecc…;

b)      accettazione del modello economicistico della società, per cui la soluzione migliore è sempre quella che produce col minimo sforzo il massimo risultato;

c)      ostacolo ai comportamenti “devianti”, ma facendo ricorso alla discussione e alla critica ed evitando – per quanto possibile – la repressione brutale;

d)      accettazione (critica) del modello gerarchico, in quanto la gerarchia esiste perché è la soluzione migliore al problema del funzionamento sociale. Essa, quindi, non viene imposta ma solo accettata criticamente ( cosa molto più efficace );

e)      costruzione di un ponte tra sistema economico e sistema scolastico, cosa che garantisce una migliore rispondenza delle attività della scuola alle richieste della situazione produttiva in genere;

f)        veicolazione all’interno della scuola dei problemi sociali più scottanti(“terrorismo”, mafia, droga, ecc…) perché qui possano ricevere un “trattamento” idoneo per diventare altrettanti elementi di uniformità ideologica e quindi di consenso sociale;

g)      fornitura di una generica capacità di adattamento, la quale consentirà alla futura forza lavoro di sopravvivere anche in condizioni di profonde modifiche occupazionali.

Rassegna stampa sulla contromanifestazione antifascista a Praga per la "notte dei cristalli"

  

dall' unita.it

Praga, gli anarchici tentano di impedire corteo neonazista, arresti e feriti


Duri scontri a Praga tra anarchici e neonazisti, sabato. Più di un migliaio di persone, con la stella gialla e le bandiere rosse e rosse e nere, si sono radunate nell'antico quartiere ebraico di Praga per impedire una marcia neonazista, organizzata nell'anniversario della "Notte dei cristalli", pogrom degli ebrei che dette inizio allo sterminio in cui furono uccisi 91 ebrei, saccheggiate e incendiate 267 sinagoghe e distrutti 7.500 negozi di commercianti di origine ebrea in tutta la Germania. Il raduno nazista che inneggiava al pogrom del 1938 era stato vietato dall'amministrazione praghese e la polizia ha isolato il luogo di raduno del movimento di estrema destra, chiuso gli accessi al quartiere ebraico - nel cuore della città -, ma ha anche impedito il passaggio della contro-manifestazione convocata via internet. In molte strade del centro si sono avuti scontri tra anarchici e bande isolate di skinheads, che hanno causato diversi feriti, stando a quanto ha riferito lo stesso sindaco della città Pavel Bem. 

 (Continua)

1 DICEMBRE CON GLI ERGASTOLANI IN LOTTA

  

Ci siamo! La data del 1° dicembre dell’inizio dello sciopero della fame per l’abolizione dell’ergastolo è vicina.

Digiuniamo, e alcuni di noi lo faranno a oltranza, perchè l’ergastolo non funziona, non è un deterrente, alimenta il male ed è ingiusto. Se in un paese c’è troppo crimine spesso non è colpa del criminale ma nella maggioranza dei casi è colpa dello Stato. Il momento non è dei più propizi: cresce la richiesta di lotta alla criminalità confusa con migranti e poveri ma che abbiamo da perdere? È ovvio che non otterremo un granchè ma gli uomini e donne che combattono e lotano vincono sempre anche quando perdono. L’ergastolano può perdere la speranza, molti l’hanno già persa, ma alcuni non perderanno mai la forza di lotare. Fra gli ergastolani in questo periodo tira un’aria diversa, non siamo più complici silenziosi e supini dei nostri guardiani. Molti di noi sono dentro, senza mai uscire, da 20/30 anni: il tempo passa, i primi anni di carcere non ci fai molto caso, continui a pensare che tanto c’è sempre tempo, ma ora ci siamo svegliati perchè abbiamo visto che di tempo non nè abbiamo più. Vogliamo realizzare da soli, con le nostre forze, le nostre speranze e per questo alcuni di noi sono disposti a morire di fame. La lotta mantiene giovani e vivi, siamo stanchi di invecchiare senza fare nulla, vogliamo semplicemente sapere quando finiremo la nostra pena. Anche noi siamo per la certezza della pena ma non ci fermiamo solo qui siamo anche per la certezza della fine pena. Anche noi ergastolani vogliamo un calendario nella cella per segnare con una crocetta i giorni, i mesi, gli anni che passano. Non si può essere responsabili per sempre: qualsiasi cosa dovrebbe avere un inizio e una fine. La legge viene dal greco nomos: distribuire, ordinare e misurare, ma come si fa a misurare l’ergastolo? L’ergastolo non ha nessuna funzione, è la vendetta dei forti, dei vincitori, della moltitudine. Probabilmente la maggioranza politica e quella del paese è contraria all’abolizione dell’ergastolo ma la storia è piena di maggioranze che sbagliano. Essere in molti non significa di per se che si abbia ragione. Gli ergastolani hanno pensato: che se continuano a non fare nulla, se continuano solo a mangiare non avranno mai un domani. Gli ergastolani hanno penato: che non sanno più chi sono, dove sono nè dove vanno, non hanno nessun domani, hanno solo un passato che non passa e corrono con la morte per la morte. Gli ergastolani hanno scritto:
-adesso davanti a noi abbiamo la prova più difficile, voglia il diavolo che l’impegno e le soffeenze che ci aspettano vengano in qualche modo ripagate. Ti immagini se tutti gli ergastolani sciopereranno insieme a noi a oltranza che casino scoppierebbe in questo sporco paese! Maledette zucche vuote, questa è un’occasione più unica che rara per ottenere qualcosa di concreto e molti invece pensano alla loro inutile integrità fisica. Eppure, visti i tempi che corrono è facile prevedere che con questo sistema le probabilità maggiori che abbiamo sono quelle di uscire da un loculo di ferro e cemento per entrare subito dopo in uno di legno.

-la speranza per gli ergastolani non esiste, la speranza per noi è la lotta.

-pensa, se ci va bene e muoriamo di fame, t’immagini come si incazzano gli altri detenuti che ci vedono uscire prima di loro. In bocca al lupo a tutti.

-chi ha commesso un reato non deve soffocare troppo tempo nel fango di una prigione dove con il passare del tempo non
ha più la forza di alzarsi in piedi.

Gabriel Pombo da Silva scrive: -...Bisogna fare quello che si deve fare: con coraggio, sentimenti, con la testa... se oggi non iniziamo a vivere quello che la nostra coscienza ed i nostri cuori ci dicono, quando lo faremo? Se oggi non cominciamo a essere liberi, di quale libertà potremmo parlare?... se oggi non lottiamo per noi stessi e per quelli che sono nella stessa o simile condizione, non potremmo mai parlare di amore o vita o libertà senza sentirci dentro cinici e miserabili come chi ci opprime...

Carcere di Spoleto, Carmelo Musumeci novembre 2007

Cassa Anarchica di Solidarietà Anticarceraria, via dei messapi 51 Latina

Agli anarchici, ai libertari, agli antimilitaristi

Con queste note vorremmo sollecitare l'attenzione dei compagni rispetto ad alcune possibilità che si stanno aprendo in Italia per la lotta antimilitarista.
La protesta a Vicenza contro la nuova base USA e per la chiusura della caserma Ederle, quella a Novara contro la costruzione dei cacciabombardieri F-35 ed altre che nasceranno stanno ridando concretezza all'antimilitarismo. Non si tratta più, infatti, di prendere posizione genericamente per la "pace", ma di impedire la costruzione di alcuni strumenti necessari alla prosecuzione e all'ampliamento della guerra. Se queste lotte non hanno ancora raggiunto l'estensione delle mobilitazioni precedenti contro la guerra (pensiamo alle oceaniche manifestazioni del 2003 contro il conflitto in Iraq), esse hanno degli obiettivi ben più concreti.
Non sarà sfuggita, in particolare, la posta in gioco nella situazione vicentina: si tratta di impedire la costruzione della più grande base militare USA fuori dai confini statunitensi, nodo centrale per la futura "esportazione della democrazia" in Africa e, se del caso, in Europa. Fermare la costruzione della nuova base vicentina non significa solo mettere direttamente i bastoni fra le ruote della più grande potenza militare mondiale, ma anche, indirettamente, trovare un punto di contatto – pretendendo il ritiro delle "nostre" truppe da tutti i fronti di guerra – con le varie forme di resistenza che nel mondo si oppongono agli interventi neocoloniali europei e statunitensi. Se la lotta contro la nuova base saprà rafforzare anche quella per la chiusura della caserma Ederle – base logistica per i massacri in Iraq e in Afghanistan –, la prospettiva antimilitarista raggiungerebbe dei livelli assai notevoli.notevoli.  

 (Continua)

I.S., "della miseria dell'ambiente studentesco"

La miseria dell\'ambiente studentesco.pdf
DELLA MISERIA DELL’AMBIENTE STUDENTESCO CONSIDERATA NEI SUOI ASPETTI ECONOMICO, POLITICO, PSICOLOGICO, SESSUALE E SPECIALMENTE INTELLETTUALE E DI ALCUNI MEZZI PER PORVI RIMEDIO
da parte dei membri dell’Internazionale Situazionista e degli studenti di Strasburgo

DELLA MISERIA DELL'AMBIENTE STUDENTESCO

La miseria dell'ambiente studentesco.pdf
DELLA MISERIA DELL’AMBIENTE STUDENTESCO CONSIDERATA NEI SUOI ASPETTI ECONOMICO, POLITICO, PSICOLOGICO, SESSUALE E SPECIALMENTE INTELLETTUALE E DI ALCUNI MEZZI PER PORVI RIMEDIO
da parte dei membri dell’Internazionale Situazionista e degli studenti di Strasburgo