"Il mondo della scuola" da Esclusi ed inclusi (1985) di A.M. Bonanno
Sono ormai finiti i tempi in cui la scuola si poteva considerare un sistema chiuso, con problemi suoi, che si dovevano portare fuori per inserirli in un contesto più ampio (quartiere, fabbrica, ecc...). Adesso la scuola è proiettata in pieno nelle contraddizzioni generali del conflitto sociale. Solo che pur essendosi proiettata di fatto, non è detto che gli studenti (e i professori ) siano coscenti e compartecipi di questa realtà.
In pratica la scuola assolve a ben precise funzioni che si vanno sempre di più adeguando alle realtà produttive.
1) Qualificazione. La funzione di produrre capacità lavorativa qualificata si è ridotta moltissimo in quanto il sistema produttivo non ha più bisogno di specializzazioni verticali, caratterizzate da alte qualificazioni e scarse capacità di adattamento, ma, al contrario ha bisogno di specializzazioni orizzontali, con gente che sappia fare un gran numero di cose, scarsamente qualificate, e quindi abbia una maggiore disponibilità ad adattarsi a cambiare lavoro o anche a vivere alungo semplicemente cercando lavoro.
2) Indeterminazione dei contenuti insegnati. In sostanza i contenuti culturali della qualificazione sono sempre disponibili e, dato il notevole progresso scientifico, a tutti i livelli, esistono strumenti molto accessibili per il travaso di questi contenuti( ad esempio, libri di testo, audiovisivi, computer, film, registrazioni, ecc…). Solo che il passaggio non avviene e, quando avviene, si realizza in modo parziale. Il contesto generale non è stimolante. Gli insegnanti non sono, a loro volta, sufficientemente qualificati. Inoltre, si rendono conto che non esistono sbocchi operativi ai loro sforzi. Da qui una riduzione anche dello sforzo minimo di trasmettere questi contenuti culturali che, pure, sarebbero disponibili. Ne risulta una generale depauperizzazione culturale della scuola, la quale corrisponde al bisogno del capitale di costruire una massa di esclusi con minori contenuti culturali a disposizione.
3) Mentalità democratica. E’ una funzione “nuova” del sistema educativo. Un individuo per essere flessibile, adattabile, mobile, non può essere educato autoritariamente. Deve imparare a partecipare fin dalla più tenera età. Da ciò il largo uso di processi assembleari e la scomparsa della vecchia concezione autoritaria e nozionistica.
4) Contributo alla soluzione del problema occupazionale. Consiste nel tentativo di indirizzare “preventivamente” la futura mano d’opera verso i settori che correranno meno il rischio di disoccupazione. Ciò non tanto facendo ricorso ai “numeri chiusi” nelle facoltà o nelle scuole superiori, ma, semplicemente, sviluppando una diversa ideologia e una scala di valori modificata rispetto alle tradizionali ripartizioni dell’attività umana.
5) Tutela sociale. La scuola riduce la tensione e i conflitti sociali semplicemente fermando la potenziale futura pressione sui livelli occupazionali, dentro un’istituzione che diventa cosi una specie di parcheggio.
6) Produrre consenso. La scuola impiega vari processi per realizzare questo scopo. Alcuni hanno natura “oggettiva”, cioè vengono realizzati semplicemente perché la scuola è diventata obbligatoria fino ad una certa età ( ciò, come abbiamo visto, comporta notevoli benefici per il capitale). Altri sono proprio voluti e programmati. Questi ultimi sono:
a) valutazione positiva del modello culturale capitalista attraverso la rielaborazione dei concetti di risparmio, lavoro, proprietà, famiglia, Dio, Stato, ecc…;
b) accettazione del modello economicistico della società, per cui la soluzione migliore è sempre quella che produce col minimo sforzo il massimo risultato;
c) ostacolo ai comportamenti “devianti”, ma facendo ricorso alla discussione e alla critica ed evitando – per quanto possibile – la repressione brutale;
d) accettazione (critica) del modello gerarchico, in quanto la gerarchia esiste perché è la soluzione migliore al problema del funzionamento sociale. Essa, quindi, non viene imposta ma solo accettata criticamente ( cosa molto più efficace );
e) costruzione di un ponte tra sistema economico e sistema scolastico, cosa che garantisce una migliore rispondenza delle attività della scuola alle richieste della situazione produttiva in genere;
f) veicolazione all’interno della scuola dei problemi sociali più scottanti(“terrorismo”, mafia, droga, ecc…) perché qui possano ricevere un “trattamento” idoneo per diventare altrettanti elementi di uniformità ideologica e quindi di consenso sociale;
g) fornitura di una generica capacità di adattamento, la quale consentirà alla futura forza lavoro di sopravvivere anche in condizioni di profonde modifiche occupazionali.